Vai agli interventi più recenti CONTENUTO: 1.
Il discorso di Mario Flora a Cercivento (30.6.96) 2.
La lettera di Mario Flora al Presidente Scalfaro (1.10.97) 3.
La lettera del Sindaco di Paluzza al Presidente Scalfaro (1.10.97) 4.
Intervento di Mario Flora a VTC (14.11.98) 5.
Lettera di Mario Flora al ministro Scognamiglio (20.11.98) 6.
Lettera di Mario Flora al ministro Diliberto (20.11.98) 7.
La recensione di Marino Plazzotta al libro di Maria Rosa Calderoni
(dicembre 1999) 9.
Ambiguità e reticenze: intervento di Mario Flora a VTC (19.2.2000) 10. La prima vittoria: intervento di Mario Flora a VTC (1.7.2000) INTERVENTO
DI MARIO FLORA IN
OCCASIONE DELLO
SCOPRIMENTO DEL
CIPPO POSTO A RICORDO DEI
4 ALPINI FUCILATI A CERCIVENTO IL 1 LUGLIO 1916 (
30. 06. 1996) Sono
passati esattamente 80 anni da questo tristissimo episodio che rappresenta, per
la nostra zona e per la Carnia intera, la pagina più amara e più nascosta
della Grande Guerra. Il processo contro 80
alpini, imputati del reato di rivolta, si aprì infatti alle ore 17 del 29
giugno 1916, si concluse alle ore 24 del 30 giugno. La sentenza venne emessa
alle 3 del mattino del primo luglio e la fucilazione dei 4 alpini venne qui
eseguita due ore dopo. Nel brevissimo volgere di poche ore (37,
per la precisione) in questo luogo si celebrò un processo, si emise una
sentenza inappellabile, si eseguì una condanna. Molte considerazioni si
potrebbero oggi fare su questo esecrabile
episodio, ma si rischierebbe di giudicare col metro di oggi avvenimenti del
passato, usando e abusando di categorie che, da tutti accettate nel 1996, non lo
erano affatto nel 1916. Tuttavia
sia lecito a me, nipote di uno degli alpini qui fucilati (ORTIS Gaetano Silvio),
esprimere anche a nome degli altri parenti, alcune considerazioni in merito a
questo episodio, che le fonti ufficiali dell’Esercito hanno sistematicamente e
volutamente ignorato e nascosto per lunghissimi decenni, fino a che casualmente
e per la meritoria e caparbia opera di Giampaolo Leschiutta, non furono
rinvenuti alcuni documenti importanti, anche se assai scarni
e oltremodo laconici oltre che lacunosi. -
Perchè a questi 80 alpini fu ascritto il reato di
rivolta e non quello (più aderente ai fatti accaduti) di ammutinamento? Costoro
infatti non si rivoltarono, ma si ammutinarono, rifiutandosi solo di eseguire un
assurdo ordine, da tutti successivamente giudicato insensato e foriero di
inutile strage. Io,
per mio zio, dico: la
pena per l’ammutinamento in effetti, sarebbe stata assai inferiore e non
avrebbe comunque previsto la pena di morte. Qui si voleva invece infliggere la
pena di morte e di una morte esemplare. -
Perchè gli ufficiali responsabili di questi
assurdi ordini (il generale Salazar, il capitano Ciofi e gli altri subalterni)
non furono mai sottoposti ad indagine conoscitiva sulla loro effettiva
preparazione logistica e sulle loro capacità di comando? Il generale era allora
indicato (cito tra virgolette) come ” colui che andava in prima linea, da Arta
a Paluzza, in macchina “ e il capitano Ciofi, secondo le testimonianze orali
raccolte a quei tempi, era uno che stava ben nascosto in trincea. Io,
per mio zio, dico:
nessuno ha mai voluto seriamente indagare sulla mediocrità e sulla imperizia di
questi e di altri ufficiali semplicemente perchè ciò non era allora (e non
sarebbe oggi) politicamente corretto. Lui stesso ebbe più volte a dire:
“Laddove sono costrette ad andare le pecore, là deve andare anche il
pastore“. Sappiamo
che la Storia (quella con la S maiuscola) si incaricò poi di rendere
giustizia. -
Il processo: il tempo impiegato per
celebrarlo (37 ore) ci assicura che si trattò di un processo sommario, dove i
diritti degli imputati furono sistematicamente violati. Non esiste alcun
documento ufficiale degli interrogatori, nessuno scritto che esponga le fasi del
dibattimento, nulla di nulla. Solo il dispositivo della sentenza. Se le cose
fossero state condotte nel pieno rispetto della Legge, che tutela il diritto
degli imputati, il processo avrebbe richiesto almeno 10 giorni di tempo per
poter escutere tutti i testimoni ed interrogare gli 80 imputati. Io,
per mio zio, dico: si
volle, fin da principio, che la vicenda finisse proprio così: con una morte
tanto esemplare, quanto moralmente crudele, quale è quella inferta dagli amici. -
Perchè tra gli 80 alpini imputati di reato, solo 4
furono qui fucilati? Anche su
questo punto non vi è alcuna documentazione, tuttavia le testimonianze orali,
raccolte da Leschiutta, suffragano l’ipotesi che vi possano aver pesato
motivazioni estranee che nulla avrebbero avuto a che fare con i fatti accaduti,
tanto più che i 4 fucilati non si trovavano al momento dell’ammutinamento
nella baracca incriminata. Certamente non sappiamo quali siano effettivamente
state le considerazioni che spinsero quel tribunale militare a emettere una
simile sconcertante sentenza. Io,
per mio zio, dico: si
voleva (con la fucilazione di questi alpini locali) intimidire la gente dei
nostri paesi. Agli occhi sospettosi delle
autorità militari dell’epoca, i carnici, oltre a parlare un dialetto
incomprensibile, apparivano inaffidabili e certamente poco entusiasti di dover
fare una guerra al Paese che spesso
aveva dato loro un pane e un
lavoro, “vie pas Austries”,
quando dall’Italia invece avevano finora avuto solo tasse e
avventure coloniali, durante le quali si erano tuttavia sempre distinti
per meriti militari, come dimostra l’onorificenza conseguita da mio zio Ortis
Gaetano nella guerra italo-turca del 1911-12. -
Nello stesso giorno del processo di Cercivento ,
il 29 giugno 1916, accadde un altro fatto, ben più grave, sempre sul Cellon: 9
alpini disertarono e passarono nelle file nemiche, senza che vi fosse alcuna
battaglia in atto. Costoro furono giudicati in contumacia il 7 settembre del
1916 a Tolmezzo e furono condannati alla pena di morte, sempre in contumacia. Io,
per mio zio, dico: di
questi 9 disertori (che probabilmente comunque poi si salvarono)
neppure uno era carnico o friulano. I nostri alpini carnici avrebbero
potuto farlo mille volte per mille motivi. Non lo fecero. Anzi dimostrarono
sempre fedeltà a quella bandiera che mal ricompensò poi i loro servigi. -
Nel 1990 io, per mio zio, chiesi ufficialmente alle
competenti autorità militari di Roma, la riabilitazione postuma, suffragandola
con le argomentazioni che oggi tutti conoscono. Questa riabilitazione mi venne
ufficialmente negata con la beffarda motivazione che a richiederla doveva essere
il diretto interessato, fucilato 80 anni fa, e non un suo parente. Così,
oltre al danno fisico e morale patito, questi valorosi soldati hanno subito
anche la beffa postuma da parte della loro Patria. -
Nel 1990 io, per mio zio, chiesi ufficialmente
all’allora Sindaco di Paluzza che, sulla lapide del Monumento ai Caduti del
capoluogo, fosse iscritto anche il nome dei due alpini di Paluzza qui fucilati.
Mi fu cortesemente risposto per iscritto che di ciò si sarebbe immediatamente
occupata la Giunta. Ebbene, a tutt’oggi, non è stato fatto nulla in tal
senso, tra la indifferenza generale . In
questo particolare momento della
convulsa vita politica italiana, in cui la retorica patriottica riaffiora con
toni inconsueti e interessati, voglio ringraziare il Sindaco e il Consiglio
Comunale di Cercivento, il quale ha stimolato, con questa breve ma toccante
manifestazione, in tutti noi una seria riflessione sui valori più profondi e più
veri dell’uomo. La fucilazione di Cercivento (impropriamente detta
“decimazione”) ci suggerisce che i veri valori della vita non sono una
patria virtuale o un’autorità miope e sorda, lontana dalla gente; nè tanto
meno l’appartenenza ad uno Stato anzichè ad un altro. I
valori per i quali questi sono morti sotto il piombo amico sono altri: la sobria
dignità che non è protagonismo; la serietà che non è compromesso; il
coraggio ragionevole che non è proterva temerarietà; l’amore per la famiglia
e il paese che non è vuoto esercizio retorico. Per
testimoniare questi valori, questi italiani hanno subito il piombo italiano. Oggi noi qui li commemoriamo dopo 80 anni di tristissimo e imbarazzato silenzio: ascoltiamo ed accettiamo ciò che ci dicono. AL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA ON.
OSCAR LUIGI SCALFARO Ill.mo
Signor Presidente,
1)In
data 13.3.1990 il sottoscritto Mario FLORA aveva ufficialmente inviato ai
Sindaci di Paluzza, Forni di Sopra, Maniago, e per conoscenza al Comando Brigata
Alpina “Julia”, una richiesta di appoggio e sostegno per una completa
riabilitazione dei 4 alpini summenzionati. 2)
In data 26.3.90, l’allora Sindaco di Paluzza, Alfredo MATIZ, con lettera prot.
N. 1309, comunicava al sottoscritto l’impegno dell’Amministrazione Comunale
nel sostenere la richiesta di riabilitazione
postuma degli alpini fucilati, Ortis Gaetano Silvio e Matiz Basilio, e la
promessa dell’inserimento dei loro nomi sulla lapide del Monumento ai Caduti
del Comune. 3)
In data 27.4.1990, il sottoscritto aveva ufficialmente richiesto alla Corte
Militare di Appello di Verona, la riabilitazione postuma di ORTIS Gaetano
Silvio, in quanto suo parente. 4)
In data 5.11.1990 il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma dichiarava
inammissibile la richiesta di riabilitazione postuma di ORTIS Gaetano Silvio,
motivando il diniego con l’asserzione che la richiesta avrebbe dovuto essere
stata inoltrata dall’interessato. 5)
In data 20.11.1991 era stato proposto ricorso al Presidente della Repubblica
avverso al decreto 614/90 R.G. del Presidente del Tribunale di Sorveglianza del
Tribunale di Roma. 6)
In data 10.12.1995 fu presentata presso la Sala Consiliare del Municipio di
Cercivento (UD) una monografia storica dal titolo “SAMEAVIN ANIMES DAL
PURGATORI “ (“Sembravano anime del Purgatorio”) a cura di Giampaolo
LESCHIUTTA, avente per oggetto la vicenda dei 4 alpini fucilati. A pag. 41 del
volume , che riporta i verbali del dispositivo della sentenza, si evince
chiaramente che i suddetti imputati non erano presenti al momento della
consumazione del reato loro ascritto. 7)
In data 30.6.96 , presso il cimitero di Cercivento, è stato scoperto un cippo
lapideo a ricordo della fucilazione dei 4 alpini della 109° compagnia “M.
Arvenis”, alla presenza di Autorità Civili, Militari e Religiose. 8)
In data 30.9.96, durante la riunione del consiglio comunale, il Sindaco di
Paluzza, Emidio ZANIER, rispondendo a una interrogazione del consigliere Mario
Flora, esprimeva l’intendimento di una azione congiunta con il Comune di
Cercivento per giungere ad una
giusta soluzione della questione ed il Capogruppo di maggioranza, colonnello
Cattelan, sosteneva che, in assenza dei verbali di interrogatorio del processo,
inspiegabilmente scomparsi, vi erano ragionevoli dubbi circa
il corretto iter processuale che si era concluso con la condanna a morte
di 4 alpini che non avevano partecipato affatto alle vicende incriminate poichè
appartenevano ad un altro plotone. 9)
In data 8 settembre 1997, prot. 9052, il consigliere Mario FLORA ha presentato
una MOZIONE al Consiglio Comunale di Paluzza, intesa ad ottenere l’impegno del
Sindaco a richiedere alla S.V., contestualmente al conferimento della
onorificenza di M.O. “ ad memoriam” a Maria PLOZNER MENTIL, la
riabilitazione postuma dei 4 alpini fucilati a Cercivento il 1° luglio 1916,
quale atto di riparazione nei confronti delle popolazioni locali che
maggiormente sostennero il peso di quella guerra e che ben conoscono le amare
vicissitudini sofferte dai soldati. 10)
In data 16 e 17 settembre 1997 i fatti su enunciati sono stati largamente
ripresi da tutta la stampa locale e nazionale : IL MESSAGGERO VENETO, IL
GAZZETTINO, IL PICCOLO, IL SOLE-24 ORE, IL CORRIERE DELLA SERA, LA REPUBBLICA,
IL GIORNALE, LA STAMPA. Anche i mezzi radiotelevisivi locali e nazionali hanno
contribuito a diffondere tali vicende. Confidando
in un Suo sollecito accoglimento della richiesta di riabilitazione postuma per i
4 alpini fucilati a Cercivento (UD), nella Sua duplice veste di Presidente della
Repubblica Italiana e di Capo delle FFAA, Le porgo deferenti ossequi.
Mario Gaetano FLORA Paluzza
(UD), 1° ottobre 1997 SI ALLEGANO: -
Copia di “SAMEAVIN ANIMES
DAL PURGATORI” di G. Leschiutta, editrice CCCC 2. Copia del discorso
tenuto dal sottoscritto in occasione dello scoprimento del cippo avvenuto a Cercivento il 30.6.96. LA
LETTERA DEL SINDACO DI PALUZZA
Paluzza,
1° ottobre 1997
rendendomi interprete della volontà del Consiglio Comunale di Paluzza,
che ha ieri approvato una mozione in tal senso, inoltro ufficiale richiesta alla
S.V. affinchè Ella, in qualità di Capo dello Stato, Comandante Supremo delle
Forze Armate Italiane e Presidente del CSM, seguendo l’iter percorso nel
conferimento della M.O. “ ad memoriam” a Maria PLOZNER MENTIL, conceda, MOTU
PROPRIO, la RIABILITIAZIONE POSTUMA ai quattro alpini ORTIS Gaetano Silvio e
MATIZ Basilio entrambi di Paluzza (UD), CORADAZZI Giovanni Battista di Forni di
Sopra (UD) e MASSARO Angelo Primo di Maniago (PN), tutti sommariamente
processati e fucilati a Cercivento (UD) il 1° luglio 1916, affinchè i loro
nomi possano essere iscritti accanto a quelli dei
tantissimi caduti locali della prima guerra mondiale.
Rammento alla S.V. che i fatti in questione potranno essere ulteriormente
approfonditi utilizzando la documentazione che, a nome del consigliere Mario
FLORA, mi sono permesso di farle recapitare.
Voglio ancora ricordare che i fatti storici summenzionati costituiscono
patrimonio mnemonico di vastissimi strati delle popolazioni dell’ Alto But, in
particolare dei più anziani, che hanno tramandato oralmente le dolorose
vicende di quei giorni conservandone una dignitosa e sempre viva memoria
storica che ha costantemente mantenuto inalterati i contorni reali di quei
fatti, senza mai indulgere in comode revisioni successive.
Ricordo infine alla S.V. che questa vicenda storica risalente alla Grande
Guerra, è stata recentemente ripresa da tutta la stampa nazionale, che, pur
presentandola con titoli sensazionalistici, ha contribuito non poco alla
conoscenza di quei fatti.
Confidando che Ella recepisca favorevolmente la legittima istanza del
Consiglio Comunale di Paluzza, tesa ad ottenere la RIABILITAZIONE POSTUMA dei
quattro alpini sommariamente giustiziati nel 1916 e vanamente perseguita negli
ultimi 7 anni dal consigliere Mario FLORA, Le porgo, a nome del Consiglio
Comunale e mio personale, i sensi della massima stima e deferenza.
Il Sindaco di Paluzza
Emidio ZANIER UNA ULTRADECENNALE BATTAGLIA SOLITARIA (Intervento
televisivo a VTC-Telefriuli 14.11.98) Nell’80°
anniversario della vittoria, ritengo doveroso riproporre un tema che è oggi
divenuto di forte attualità: i processi sommari e le fucilazioni della Grande
Guerra. La mia personale battaglia dura ormai 10 anni, durante i quali sono
accaduti diversi fatti e si sono concretizzati vari atteggiamenti riguardo a
questo problema. Mi pare utile e giusto offrire una sintesi dei tratti salienti
di questo mio solitario e ostinato percorso, iniziato quando nessuno aveva
ancora affrontato queste tematiche. In
data 17. Dicembre 1988, il settimanale
friulano diocesano LA VITA CATTOLICA
pubblicò una lettera del sottoscritto in cui si sollevava per la prima volta
questo spinoso argomento e si ribadiva l’intendimento del sottoscritto di
perseguire l’obiettivo di una riabilitazione postuma. In
data 13.marzo.1990 il sottoscritto
aveva ufficialmente inviato ai Sindaci di Paluzza, Forni di Sopra, Maniago, e
per conoscenza al Comando Brigata Alpina “Julia”, una richiesta di appoggio
e sostegno per una completa riabilitazione dei 4 alpini sommariamente processati
e fucilati a Cercivento nel 1916. In
data 26 marzo 1990, l’allora
Sindaco di Paluzza, Alfredo MATIZ, con
lettera prot. N 1309 , comunicava al sottoscritto l’impegno dell’
Amministrazione Comunale nel sostenere la richiesta di riabilitazione
postuma degli alpini fucilati, Ortis Gaetano Silvio e Matiz Basilio, e la
promessa dell’ inserimento dei loro nomi sulla lapide del Monumento ai Caduti
del Comune. In
data 27 aprile 1990, il sottoscritto
aveva ufficialmente richiesto alla Corte Militare di Appello di Verona, la
riabilitazione postuma di ORTIS Gaetano Silvio, in quanto suo parente. In
data 5.novembre.1990
il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma dichiarava
inammissibile la richiesta di riabilitazione postuma di ORTIS Gaetano Silvio,
motivando il diniego con l’asserzione che la richiesta avrebbe dovuto essere
inoltrata dall’interessato ( fucilato 80 anni prima). In
data 20.novembre.1991 era stato
proposto ricorso al Presidente
della Repubblica Francesco Cossiga, avverso al decreto 614/90 R.G. del
Presidente del Tribunale di Sorveglianza del Tribunale Militare di Roma. In
data 10.dicembre.1995 fu presentata
presso la Sala Consiliare del Municipio di Cercivento (UD) una monografia
storica dal titolo “SAMEAVIN ANIMES DAL PURGATORI “ a cura di Giampaolo
LESCHIUTTA edita dal Coordinamento dei Circoli Culturali della Carnia, avente
per oggetto la vicenda storica dei 4 alpini fucilati. In tale monografia a pag.
41 (come risulta anche dalla documentazione in copia originale in mio possesso)
si evidenziava chiaramente che i 4 fucilati non facevano parte del gruppo
incriminato, trovandosi in altra baracca al momento della rivolta. In
data 30.giugno.96 , presso il
cimitero di Cercivento, venne scoperto
e benedetto un cippo lapideo, UNICO in Italia, a ricordo della fucilazione dei 4
alpini della 109° compagnia “M. Arvenis”, alla presenza di Autorità
Civili, Militari e Religiose. In
data 30.settembre.96, durante una
riunione del consiglio comunale, il Sindaco di Paluzza, Emidio ZANIER,
rispondendo a una interrogazione del sottoscritto consigliere comunale,
esprimeva l’intendimento di una azione congiunta con il Comune di Cercivento
per giungere ad una giusta e comune
soluzione della questione ed il Capogruppo di maggioranza, colonnello Cattelan,
sosteneva che, in assenza dei verbali di interrogatorio del processo,
inspiegabilmente scomparsi, vi erano ragionevoli dubbi circa
il corretto iter processuale che si era concluso con la condanna a morte
dei 4 alpini che non avevano partecipato affatto alle vicende incriminate poichè
appartenevano ad un altro plotone. In
data 19 gennaio 97, il direttivo
dell’ ASS. NAZ COMBATTENTI E REDUCI, sezione di Timau, ha approvato
all’unanimità la proposta di Lindo Unfer di inoltrare istanza al Sindaco di
Paluzza per l’aggiunta sulla
lapide del monumento ai caduti, dei nominativi dei due alpini paluzzani fucilati
a Cercivento, Ortis Gaetano e Matiz Basilio. In
data 8 settembre 1997, prot. 9052, il
sottoscritto consigliere comunale ha presentato una MOZIONE al Consiglio
Comunale di Paluzza (approvata poi all’unanimità), intesa ad ottenere
l’impegno del Sindaco a richiedere al Capo dello Stato, contestualmente al
conferimento della onorificenza di M.O. “ ad memoriam” a Maria PLOZNER
MENTIL, anche la riabilitazione postuma dei 4 alpini fucilati a Cercivento il 1°
luglio 1916. In
data 16 e 17 settembre 1997 la
vicenda dei 4 alpini fucilati viene largamente ripresa dalle TV private e
pubbliche e dalla stampa locale e
nazionale: IL MESSAGGERO VENETO, IL
GAZZETTINO, LA VITA CATTOLICA, IL PICCOLO, IL SOLE-24 ORE, LA PADANIA,
LIBERAZIONE, IL CORRIERE DELLA SERA, LA REPUBBLICA, IL GIORNALE, LA STAMPA,
L’UNITA’, IL MANIFESTO. Il
1° ottobre 97, durante la visita del
Capo dello Stato a Timau, il sen Francesco
Moro, nella sua allocuzione ufficiale, ricordò la vicenda dei 4 alpini
di Cercivento e chiese verbalmente al presidente Scalfaro la riabilitazione. Il sindaco di Paluzza Zanier
consegnò poi al presidente della Repubblica la mozione del consiglio comunale
di Paluzza, volta a richiedere la riabilitazione postuma dei 4 fucilati. In
data 17 gennaio 1998 nelle edicole è
apparso il libro di Carpenedo LA COMPAGNIA FUCILATI, del quale mi sono
occupato in maniera esauriente e puntuale, proprio con un intervento da
questa emittente. Preciso inoltre che, dopo la mia presa di posizione circa i
contenuti del libro, non ho ancora ricevuto alcun tipo di critica o di
contestazione né da parte dell’ex senatore Diego Carpenedo né da parte di
altri suoi amici ed estimatori. Debbo pertanto ritenere che le mie critiche ed
osservazioni al suo libro erano e
sono corrette e fondate. La mia recensione al libro di Carpenedo fu da me
inviata per pubblicazione al Bollettino Parrocchiale di Paluzza, ad ASOU GEATS
di Timau e a LA DALBIDE di Cercivento. Il parroco di Paluzza respinse subito la
mia richiesta con motivazioni che non intendo discutere. ASOU GEATS accettò
inizialmente la pubblicazione ma pochi giorni prima dell’uscita del numero
pasquale del periodico, mi fu telefonicamente comunicato che la mia recensione
non poteva essere più pubblicata, per motivi tuttora ignoti. L’unico foglio
che ebbe il coraggio e la libertà di pubblicare il mio scritto fu LA DALBIDE
di Cercivento, che ringrazio pubblicamente per la sua ospitalità e la
sua onestà intellettuale. In
data 28. Marzo 98, il CONSIGLIERE
MILITARE della PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA mi informava che era stata proposta
una modifica all’articolo 683 del CPP e che su tale proposta di legge il
Presidente della Commissione Difesa della Camera, on. Valdo Spini, aveva
manifestato interesse presentando una
proposta di Legge in tal senso. In
data 28. Aprile.98 scrissi al
Presidente della Commissione Difesa della Camera, on Valdo SPINI, per
congratularmi e per caldeggiare un celere iter
burocratico. In
data 22.maggio.98, ho ricevuto una lettera del Consigliere Capo della
Segreteria del Presidente della Camera, on. Luciano Violante, con la quale mi si
comunicava che la questione della modifica dell’ art. 638 del CPP, era già
stata fatta pervenire alla II Commissione Giustizia la quale avrebbe quanto
prima iniziato ad esaminarla. A tale Commissione era stata inviata anche la mia
lettera precedente. In
data 3. novembre.98, su “ARENA”
di Verona, viene pubblicata la notizia che il Primo Ministro inglese, Tony BLAIR,
tra i primi atti alla presa del potere, ha voluto riaprire i processi della
Grande Guerra, contestati dagli eredi dei fucilati inglesi. Il Governo
britannico riconosce oggi che non furono giudicati equamente. Addirittura in
Gran Bretagna vi è un movimento popolare che intenderebbe rimuovere la statua
del gen. Douglas Haig, finora ritenuto eroe nazionale, perché mandò al
massacro migliaia di soldati di Sua Maestà nelle trincee della Somme,
guardandosi bene dal condividere privazioni e sofferenze degli stessi soldati. In
data 7.novembre 98, su CORRIERE DELLA
SERA, a pag 13,
veniamo a sapere che “JOSPIN RIABILITA I DISERTORI”.
Lionel Jospin intende oggi ristabilire la verità storica sui fatti della
Prima Guerra mondiale, relativa ai soldati francesi che si erano ribellati ad
ordini assurdi e fucilati per dare l’esempio. Jospin intende tributare a
costoro l’onore repubblicano. In
data 9 novembre 1998, su Corriere
della Sera a pagina 25, si apprende
che tra chi vuole restituire l’onore perduto a coloro che si ribellarono, si
è posto anche il neo ministro della Difesa italiano, Carlo Scognamiglio, il
quale ha dichiarato che: “ I nostri fucilati non furono meno eroici dei
commilitoni caduti in combattimento, e che anzi i veri colpevoli furono i
comandanti che tentavano di nascondere la loro incapacità”. A questo punto non si può ignorare come Francia e Gran Bretagna appaiano nettamente lontani dall’Italia. Là, in pochi mesi si otterrà quantomeno una revisione storica dei processi ed una prossima riabilitazione. Qui, neppure in 10 anni, si è riusciti a modificare un singolare articolo del CPP il 683, il quale assurdamente esige che la proposta di riabilitazione sia fatta “ su richiesta dell’interessato”. Il sottoscritto non intende certamente perseguire una riabilitazione generale di tutti coloro che furono processati e condannati (anche se onestamente quella Guerra “ fu voluta dai ricchi e combattuta dai poveri”), tuttavia occorre avere il coraggio di affrontare la revisione di taluni processi e di ristabilire la verità storica almeno di quegli episodi che presentano, come quello relativo al mio congiunto, notevoli ombre e ambiguità oltre che interessate reticenze. Nell’80° anniversario di quella durissima vittoria, occorre tagliare corto con l’ipocrisia ufficiale e chiamare le cose per nome. Anche a costo di rischiare di sfiorare certi santuari della retorica e del patriottismo parolaio.
LETTERA
AL MINISTRO SCOGNAMIGLIO Al
Signor Ministro della Difesa Ill.mo
Signor Ministro,
Desidero sottoporre a Lei la documentazione di una mia decennale
battaglia solitaria, iniziata nel 1988 e tesa alla riabilitazione postuma di un
mio congiunto, ORTIS Gaetano Silvio, fucilato a Cercivento (Ud) come rivoltoso
il 1° luglio 1916, durante la Grande Guerra.
Come potrà ampiamente osservare, in questi anni ho scritto un po’ a
tutti: alle Autorità Militari, alle Autorità Giudiziarie, alle Autorità
politiche, alle Autorità Istituzionali. Fino ad ora però ho ricevuto solo
delle generiche risposte di appoggio, cui non è mai seguita alcuna azione
concretamente operativa.
Mi rivolgo da ultimo a Lei, non solo e non tanto perché è ora Ministro
della Difesa, ma soprattutto perché ha dimostrato su questo particolare
problema una sensibilità ed una apertura mentale finora sconosciuta presso
altri uomini politici.
Le rivolgo un sommesso invito affinchè, nel prossimo fine-settimana,
porti con sé tutta questa documentazione che allego: avrà così modo di
leggere tranquillamente, lontano da pressioni interessate, questa singolare
storia, che certamente non è l’unica. Ma
da questa storia Lei potrà sicuramente comprendere come il cittadino inerme e
indifeso venga ancora oggi, come ieri, schiacciato e offeso dai cosidetti
interessi nazionali, ipocritamente ritenuti intangibili e indiscutibili.
Mi affido pertanto a Lei, affinchè il Suo intervento riesca finalmente a
sbloccare una situazione stagnante e appiccicosa che
vorrebbe mantenere l’evento della Grande Guerra definitivamente fissato
entro schemi e cornici ormai obsolete, anche se pur sempre inopportunamente
interessate.
Nell’attesa di un Suo cenno, Le porgo i miei più deferenti
e cordiali saluti Mario
Flora Paluzza, 20
novembre 1998
LETTERA
AL MINISTRO DILIBERTO Al
Signor Ministro della Giustizia Ill.mo
Signor Ministro,
Desidero sottoporre a Lei la documentazione di una mia decennale
battaglia solitaria, iniziata nel 1988 e tesa alla riabilitazione postuma di un
mio congiunto, ORTIS Gaetano Silvio, fucilato a Cercivento (Ud) come rivoltoso
il 1° luglio 1916, durante la Grande Guerra.
Come potrà ampiamente osservare, in questi anni ho scritto un po’ a
tutti: alle Autorità Militari, alle Autorità Giudiziarie, alle Autorità
politiche, alle Autorità Istituzionali. Fino ad ora però ho ricevuto solo
delle generiche risposte di appoggio, cui non è mai seguita alcuna azione
concretamente operativa.
Le premetto che, pur non condividendo l’ ideologia di sinistra, intendo
rivolgermi a Lei non solo perché è ora Ministro della Giustizia,
ma soprattutto perché, essendo Lei un uomo di sinistra, più di altri possiede quella sensibilità e quella passione
umana e politica che i suoi predecessori non
hanno dimostrato.
Ciò che riuscirà a leggere nei ritagli di tempo del suo intenso impegno
istituzionale, La convincerà ulteriormente del modo con cui il cittadino inerme
e indifeso venga ancora oggi, come ieri, schiacciato e offeso dai superiori
interessi nazionali, ipocritamente ritenuti intangibili e indiscutibili.
Le chiedo formalmente un Suo impegno personale, sia a livello della II
Commissione Giustizia sia più
ampiamente a livello politico, affinchè venga finalmente modificato l’art.
683 del CPP in modo che si possa poi richiedere la revisione del processo e la
conseguente riabilitazione.
Mi affido pertanto a Lei, affinchè il Suo intervento riesca finalmente a
sbloccare una situazione di stallo incomprensibile, attuata da chi vorrebbe
mantenere l’evento della Grande Guerra definitivamente fissato entro schemi
rigidi e cornici ormai obsolete, inopportunamente
interessate.
Nell’attesa di un Suo cenno, Le porgo i miei più deferenti e cordiali
saluti Paluzza, 20
novembre 1998 Mario
Flora LA
RECENSIONE DI MARINO PLAZZOTTA Al
LIBRO DELLA CALDERONI
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QUI per la recensione di Marino Plazzotta
già
presente nel sito L’INTERVENTO
DI MARIO FLORA ALLA PRESENTAZIONE DEL
LIBRO DI MARIA ROSA CALDERONI Cercivento
(UD), 8 gennaio 2000 Sono
passati più di 11 anni da quel 17 dicembre 1988, quando, dalle colonne del
settimanale diocesano LA VITA CATTOLICA, iniziai questa mia solitaria battaglia
per la riabilitazione postuma del mio pro-zio Silvio Ortis, di cui qui oggi si
presenta la triste vicenda sintetizzata nel libro della Calderoni. Non voglio
qui di nuovo tediarvi con il lunghissimo elenco delle varie azioni da me
intraprese fino ad oggi, ma credo sia significativo ricordare alcune date
salienti, che reputo delle vere pietre miliari in questo ultradecennale cammino: 5 novembre 1990: il Tribunale di Sorveglianza
di Roma dichiara inammissibile la mia richiesta di riabilitazione postuma, con
la incredibile motivazione ormai a tutti nota, secondo cui avrebbe dovuto essere
l’interessato (fucilato 74 anni prima) a fare la richiesta. 20 novembre 1991: presento un ricorso
all’allora presidente Francesco Cossiga, dal quale mai avrò poi risposta. 10 dicembre 1995: in questa sala viene
presentata la dirompente monografia di Giampaolo Leschiutta “SAMEAVIN ANIMES
DAL PURGATORI” . Grazie Leschiutta! 30 giugno 1996: si inaugura proprio qua,
dietro la chiesa, il cippo lapideo alla memoria dei 4 alpini fucilati, unico in
Italia e in Europa. Grazie sindaco Edimiro! 19 gennaio 1997: anche la sez. “Combattenti
e reduci” di Timau, approva all’unanimità la proposta di inserire tra i
nomi del Monumento ai Caduti di Paluzza, i nominativi dei due fucilati
paluzzani. Grazie Combattenti e reduci di Timau! 16 e 17 settembre 1997: la vicenda dei 4 alpini qui
fucilati viene ampiamente ripresa dalla stampa: IL MESSAGGERO VENETO, IL
GAZZETTINO, LA VITA CATTOLICA, IL PICCOLO, IL SOLE-24 ORE, LA PADANIA,
LIBERAZIONE, IL CORRIERE DELLA SERA, LA REPUBBLICA, IL GIORNALE, LA STAMPA,
L’UNITA’, IL MANIFESTO. Grazie stampa! 1°ottobre 1997: il presidente Scalfaro, in
occasione della consegna della M.O. alla portatrice MP Mentil a 80 anni dalla
sua morte, riceve dal Sindaco di Paluzza la richiesta (approvata all’unanimità
dal Consiglio Comunale) della riabilitazione postuma dei 4 fucilati. 28 marzo 1998: il Consigliere Militare del
Presidente Scalfaro mi informa che è stata proposta la modifica dell’ art.
683 del CPP per aprire la strada alla riabilitazione postuma. 28 aprile 1998: scrivo all’on. Valdo
Spini, presidente della commissione Difesa della Camera, per sollecitarne
l’approvazione della modifica di tale articolo. 22 maggio 1998: ricevo dal Consigliere Capo
della Segreteria del Presidente della Camera dei Deputati, on. Luciano Violante,
l’assicurazione che la questione della modifica dell’articolo del CPP è
stata trasmessa alla 2° Commissione Giustizia. 20 novembre 1998: scrivo al Ministro della
Difesa Carlo Scognamiglio per sollecitarlo ad accelerare la pratica. Nello
stesso giorno scrivo anche al Ministro di Grazia e Giustizia on. Oliviero
Diliberto.
1999:
il Ministro Oliviero Diliberto mi risponde, dicendosi quanto mai disponibile
alla soluzione del problema prospettatogli.
1999:
anche il ministro Carlo Scognamiglio finalmente risponde e mi assicura pure lui
che la cosa si farà. Ottobre 1999:
esce questo libro della Calderoni che oggi viene ufficialmente
presentato da illustri ospiti qui convenuti per questa circostanza. Grazie
Maria Rosa ! Ma io non
sono contento, lasciatemelo dire: non sono affatto contento. E vi spiego il
perché. La mia
battaglia può essere temporalmente divisa in due periodi, il cui spartiacque è
il Governo dell’Ulivo nato nel 1996 (guidato prima da Prodi ora da
D’Alema). Questa discriminante è per me di assoluta importanza perché
segna (o meglio segnava) la morte delle illusioni e la nascita della speranza. 1989, la mia battaglia comincia poco prima del
crollo del muro di Berlino. Sapete chi è al governo? Andreotti VI° con un
pentapartito. Chi sono i ministri? Claudio Martelli, Vito Lattanzio, Rosa Russo
Jervolino, Gianni De Michelis, Antonio Gava, Giuliano Vassalli, Cirino Pomicino,
Mino Martinazzoli, Sergio Mattarella, Francesco De Lorenzo, Franco Carraro, ecc.
ecc. Presidente della Repubblica è Cossiga. Bettino Craxi è nominato dal
Segretario dell’ONU, Perez de Cuellar, suo consigliere particolare per lo
sviluppo della pace e della sicurezza nel mondo. Passano gli
anni e si succedono alla guida del Paese: Andreotti VII°, Amato, Ciampi. I ministri
vanno e vengono, ma sono le solite facce di sempre, che si alternano sulle
poltrone. Cossiga
intanto si dimette da Presidente e lascia il posto a Scalfaro. Scoppia
Tangentopoli e tutto quel che segue. Anche
Berlusconi, che durerà appena 6 mesi, e poi Dini alimentano in me solo
illusioni. Ormai dispero di raggiungere l’obiettivo della riabilitazione:
nessuno mi risponde più… E finalmente arriva il 1996, vince l’ULIVO: le sinistre
sono al governo per la prima volta nel Paese. In me, che non sono certamente uomo di sinistra, nascono improvvise tantissime
speranze, che spesso avverto come certezze. Ora (mi
dico) con i comunisti la riabilitazione postuma sarà questione solo di giorni,
perché loro sono sensibili alle questioni che riguardano i proletari ed i
contadini-soldati ingiustamente sfruttati… E invece?
Mi illudevo purtroppo. Signori
miei, sono già passati quasi 4 anni, ma, oltre alle solite promesse e
assicurazioni di rito, nulla di concreto è ancora venuto avanti. La proposta di
Legge giace, assieme ad altre migliaia, in qualche angolo del Palazzo romano,
forse in attesa di un’altra maggioranza che abbia finalmente il coraggio
civile e politico di riconoscere i grossolani errori di un passato (che non è
più cronaca, ma è già stato affidato alla Storia). Che
differenza c’è (mi domando e vi domando) tra Andreotti e D’Alema,
tra il pentapartito e l’ULIVO? Per me
nessuna, assolutamente nessuna. Guardatevi un po’ attorno. Signor
viceministro Corleone, che è uomo di sinistra, che è per metà carnico, che
conosce sia i bizantinismi romani che la pazienza rassegnata dei montanari: perché
questa modifica dell’articolo 683 del CPP tarda così tanto a venire ? Perché
questa riabilitazione postuma di quattro soldati-contadini imbarazza e
innervosisce anche voi? Perché non avete il coraggio delle vostre idee? Ho il
triste presentimento che chiunque varchi il portone del Potere, dimentichi
troppo presto la propria origine e legittimazione politica e si uniformi
pedissequamente alle liturgie del Palazzo. Questo
presentimento diventa ancor più sconsolato quando penso che oggi al Potere è
la sinistra, che sta diventando sempre più declamatoria e sempre meno attenta
ai veri bisogni della gente. Per me resta invece sempre una questione di onore e
di principio. Questo
libro della Calderoni, che oggi vieni qui ufficialmente presentato, costituisce,
a mio avviso, una provvidenziale frustata su una classe politica timorosa e
tentennante ed una implicita condanna
della condanna di 83 anni fa, come puntualmente ha rilevato Marino Plazzotta
nella sua recensione apparsa su Internet (Cjargne on line). Grazie a
tutti AMBIGUITA’ E
RETICENZE
Quando
le ideologie mortificano gli ideali (intervento
di Mario Flora a VTC il 19.2.2000) Le
recenti posizioni di taluni mass-media locali, sia televisivi sia della carta
stampata, che riguardano la ormai nota vicenda della fucilazione dell’alpino
Ortis, mi impongono di tornare nelle vostre case per puntualizzare alcuni
aspetti che ritengo importanti e fondamentali. 1.Il mio intervento alla
presentazione del libro LA FUCILAZIONE DELL’ALPINO ORTIS di Maria Rosa
Calderoni è stato totalmente e sorprendentemente censurato
da varie testate giornalistiche e da un trasmettitore televisivo locale.
Francamente non ne ho compreso il motivo: se avevo detto delle menzogne vi era
l’arma legale da parte di chiunque si fosse ritenuto offeso; se invece avevo
affermato delle verità, non vi era alcun motivo per oscurarmi. Probabilmente
questa verità non è oggi politicamente corretta e dà fastidio ai manovratori
attuali del vapore, che diffondono altro tipo di verità, più adeguata e più
soft. Di ciò mi duole e mi rincresce, se penso che stiamo iniziando il XXI
secolo. 2. Durante quella serata a
Cercivento, in cui è stato presentato il libro edito dalla Mursia, nessuno,
ripeto nessuno, tranne il sottoscritto ha toccato l’argomento della riabilitazione dei 4 fucilati. Solo il mio intervento finale,
peraltro probabilmente inatteso, ha squarciato quel pesante velo di ipocrisia e
quell’artificioso clima di falso pudore, dettato dalla consapevolezza (di
taluni presenti) che su certi argomenti era meglio sorvolare. Ma io non ho
sorvolato, anzi ho volato molto basso, rimettendo al loro giusto posto i
problemi. Il sottoscritto si sta battendo da oltre 11 anni non perché
venga scritto un libro sull’argomento, non perché qualcuno si faccia
pubblicità gratuita, non perché uno schieramento politico ne tragga
vantaggio, ma solamente perché si giunga alla piena riabilitazione dei 4
alpini sommariamente processati e ingiustamente fucilati. Tutto il resto mi è
assolutamente estraneo, anzi mi dà fastidio. 3. Ciò che mi ha sempre spinto
e mi spinge ancora a tenere duro in questa battaglia è solamente un’idea:
quella di rendere giustizia (ancorchè
tardiva) ai 4 giovani, vittime di un meccanismo spaventoso e inumano. Questa
idea, che costituisce poi un ideale,
non può e non deve essere mortificato dalla ideologia, sia essa di sinistra, di
centro o di destra. Le ideologie già hanno causato enormi catastrofi nel nostro
Paese e nel mondo (le vittime di Stalin e di Hitler, per chi non è cieco, sono
sempre lì a dimostrarlo). Le ideologie, almeno così si spera, sono crollate
col muro di Berlino nel 1989. Non è consentito più riesumarle per erigere
utilitaristiche barriere. 4. La
giusta strada per giungere alla
riabilitazione venne indicata nientemeno che dall’allora Presidente Scalfaro,
tramite il suo Consigliere Militare, in data 28 marzo 1998, che intravide come
unica soluzione la modifica dell’art. 683
del CpP.
Al riguardo fu interessato immediatamente l’on.le Valdo Spini,
presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, che dimostrò
subito interesse per la problematica delle riabilitazioni, presentando una
proposta di Legge in tal senso. Il 22 maggio 1998 ricevo dal Consigliere Capo
della Segreteria del Presidente della Camera dei Deputati, on. Luciano Violante,
l’assicurazione che la questione della modifica dell’articolo del CPP è
stata trasmessa alla 2° Commissione Giustizia, presieduta dallo stesso on.le
Valdo Spini. Il Ministro della Difesa Carlo Scognamiglio al quale ho scritto per
sollecitarlo ad accelerare la pratica, in data 18 novembre 1999 mi assicura pure
lui che la cosa si farà. ll Ministro di Grazia e Giustizia on. Oliviero
Diliberto in data 20 novembre 1999, mi risponde dicendosi quanto mai disponibile
alla soluzione del problema prospettatogli. Quindi la
modifica dell’art. 683, non me la sono inventata io, ma è stata indicata dal
Presidente della Repubblica ed avvallata dalle più alte cariche dello Stato
Italiano. Pochi
giorni fa invece ho ricevuto la fotocopia di una lettera, intestata “Ministero
di Grazia e Giustizia – Segreteria del Sottosegretario”, inviatami per posta
dal sig. William De Stales di Cercivento, membro della associazione
“Coordinamento dei Circoli Culturali della Carnia”. In questa lettera, non
firmata, vengo informato che l’on. Corleone, attuale sottosegretario alla
Giustizia, già presente alla manifestazione di Cercivento, consiglia di
abbandonare la strada finora seguita e di intraprenderne un’altra: quella
delle revisione del processo. A questo
punto io chiedo: 1.
Perché il
sottosegretario on.le Franco Corleone non ha direttamente informato di questa
evenienza il sottoscritto, parente interessato, ma ha preferito altri canali
informali ? 2.
Perché la
cronaca relativa alla presentazione del libro a Cercivento, comparsa sui
quotidiani locali, è stata tutta imperniata su questa nuova proposta e non è
stato dato alcuno spazio al mio intervento ? 3.
Se la nuova
proposta circa la strada da percorrere, è quella giusta, come debbo giudicare
la proposta legislativa allora indicata da Oscar Luigi Scalfaro, e portata
avanti da Valdo Spini, Carlo Scognamiglio, Oliviero Diliberto?
Hanno sbagliato tutti? 4.
La proposta
di revisione del processo, sostenuta dall’on.le Corleone, in assenza di
documentazione processuale probante, appare fin d’ora di difficile soluzione.
Infatti: come imbastire un nuovo processo di revisione?
Con quali pezze? E poi: chi deve
proporlo: il Governo, i parenti, Amnesty International ? Spero che
le mie domande siano pertinenti ed ora attendo una esauriente risposta. Può
essere che l’on. Franco Corleone abbia ragione e che la via da lui indicata
sia quella giusta. In ogni caso, ripeto ciò che dissi a Cercivento l’8
gennaio scorso: mi aspetto che questo Governo, dopo tante promesse scritte e
verbali, approdi finalmente alla riabilitazione postuma utilizzando i mezzi e le
possibilità più idonee. A me
infatti interessa il risultato finale per il quale mi batto da 12 anni. Una prima importante
vittoria Dalla
Commissione Difesa della Camera
Chiesta
formalmente la riabilitazione
(intervento di Mario Flora a VTC il 1°
luglio 2000)
Sono trascorsi ormai quasi 12
anni da quel 17 dicembre 1988, quando, dalle colonne del settimanale diocesano
LA VITA CATTOLICA, intrapresi una solitaria e impervia battaglia per ottenere la
riabilitazione postuma del mio pro-zio ORTIS GAETANO SILVIO, sommariamente
processato e poi fucilato il 1° luglio 1916, con la infame accusa di rivolta in
faccia al nemico. Con lui erano stati giustiziati altri tre alpini: uno di Timau,
Matiz Basilio, uno di Forni di Sopra, Coradazzi Giovanbattista, uno di Maniago,
Massaro Angelo. In questi lunghi 12 anni ho
intrapreso varie azioni legali nei confronti di diverse Istituzioni dello Stato
Italiano; ho avviato numerose campagne di stampa e televisive; ho contattato
numerosissimi esponenti del mondo politico locale, regionale e nazionale; ho
mantenuto stretti legami con scrittori, giornalisti, gente comune: oggi mi
sarebbe impossibile ricordare tutti. Moltissime persone mi hanno
sostenuto in questa lunga ed estenuante battaglia, sia con consigli che con
utili indicazioni; moltissimi mi hanno incoraggiato a tenere duro, a non
mollare, a insistere: ad essere cjargnel almancul une volte! Oggi la notizia che attendevo
da 12 anni mi è giunta inaspettatamente alle ore 19:45 dal telegiornale di RAI
REGIONE di giovedì 29 giugno scorso. Non credevo alle mie orecchie e mi sono
emozionato come mai mi era prima d’ora accaduto. Francamente non me
l’aspettavo! Riconosco che in questi anni
sono stato a volte duro, a volte insistente, spesso ostinato; sempre deciso, mai
dubbioso: ero convinto di camminare
nella verità e nella giustizia. Il più duro e più sofferto
dei miei interventi fu certamente quello dell’8 gennaio scorso, alla
presentazione ufficiale del libro di Maria Rosa Calderoni, nella sala consiliare
di Cercivento. In quella occasione, certamente esasperato dalle continue
esitazioni e titubanze del Governo, mi rivolsi direttamente al viceministro
della Giustizia Franco Corleone, che era presente, e gli dissi testualmente: Signor viceministro Corleone
che è uomo di sinistra, che è per metà carnico, che conosce sia i
bizantinismi romani che la pazienza rassegnata dei montanari: perché questa
modifica dell’articolo 683 del CPP tarda così tanto a venire ? Perché questa
riabilitazione postuma di quattro soldati-contadini imbarazza e innervosisce
anche voi? Perché non avete il
coraggio delle vostre idee? Ho il triste presentimento che
chiunque varchi il portone del Potere, dimentichi troppo presto la propria
origine e legittimazione politica e si uniformi pedissequamente alle liturgie
del Palazzo. Questo presentimento diventa
ancor più sconsolato quando penso che oggi al Potere è la sinistra, che sta
diventando sempre più declamatoria e sempre meno attenta ai veri bisogni della
gente. Per me resta invece sempre una questione di onore e di principio.
Questo mio intervento fu da taluni giudicato eccessivamente duro e
inopportuno; altri lo ritennero pienamente giustificato; personalmente lo
reputai una benefica e salutare frustata ad un Esecutivo ancora prigioniero di
logiche ristrette. Questo mio stesso intervento
fu però censurato da tutta la stampa locale, tranne che dai settimanali LA VITA
CATTOLICA e IL FRIULI e dalla rete
televisiva VTC-TF di Treppo Carnico che ne riportarono interamente il testo. Il 29 giugno scorso la
Commissione Difesa della Camera ha approvato all’unanimità una risoluzione
presentata dal presidente Valdo Spini e dal deputato friulano Elvio Ruffino, con
cui si richiede formalmente al Governo la Riabilitazione postuma per i 4 alpini
fucilati a Cercivento 84 anni fa. Ora siamo quasi in dirittura
di arrivo e la mia battaglia legale con lo Stato Italiano si avvia a
conclusione: mi auguro che la RIABILITAZIONE POSTUMA venga a ristabilire la
verità e soprattutto a rimediare ad una situazione di grave ingiustizia
perpetrata per decenni nei confronti delle famiglie dei fucilati, col tacito
consenso delle Istituzioni che avrebbero invece dovuto rimuovere omertà e
ipocrisie. Mi
pare giusto ed estremamente doveroso ringraziare tutti coloro che in qualsiasi
modo hanno contribuito a questa insperata vittoria, che apre sicuramente la via
ad altre revisioni di processi sommari avvenuti nella prima guerra mondiale. In
particolare desidero ringraziare Gianpaolo Leschiutta e il CCCC, Edimiro Della
Pietra e il Comune di Cercivento, il coraggioso alpino Gino De Conti di
Cercivento, LA DALBIDE, Valdo Spini, Oliviero Diliberto, Carlo Scognamiglio,
Franco Corleone, Maria Rosa Calderoni e soprattutto la rete televisiva VTC-TF di
Treppo Carnico che è stata il supporto più valido e costante in questi 12
anni. Desidero anche togliermi
qualche sassolino dalle scarpe e voglio pubblicamente NON RINGRAZIARE AFFATTO (e
loro sanno il perché): il periodico di Timau ASOU GEATS, i quotidiani
MESSAGGERO VENETO e GAZZETTINO, il col. GIANPAOLI dell’ANA Carnica. Altri
personaggi o piccini mass media locali non desidero neppure nominarli per non
fare loro gratuita pubblicità. Dispiace infine dover rilevare
come taluni personaggi locali si arroghino ora meriti che non hanno e utilizzino
impropriamente una mia personale battaglia ultradecennale per scopi diversi. Attendo anche con impazienza
che il sindaco di Paluzza non aspetti le solite carte bollate della burocrazia
centrale per iscrivere i nomi di MATIZ BASILIO e ORTIS GAETANO SILVIO sul marmo
rosso che è anche per loro: quello del Monumento ai Caduti del Comune di
Paluzza. Il pronipote di Ortis
Gaetano Silvio, Mario FLORA |
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