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La chiesa aveva nel lato ovest, sempre sulla costiera, un piccolo cimitero, che è stato dissestato nella costruzione della strada consorziale Tolmezzo-Arta dopo il 1880, mentre la strada che attraversava Cedarchis provenendo da Formeaso — ed era l’unica — era già attiva prima del 1856. Questa chiesa era lunga 13 metri ed era impostata sullo spazio ora occupato dal corpo dell’attuale chiesa. Il vano in parole povere subì modifiche, quando la chiesa venne allungata di altri due vani, demolendo certamente in quella occasione il piccolo presbiterio della precedente settecentesca; fu ampliato il coro, costruendo poi anche la sacrestia dietro la parete di fondo nel 1870.
Il campanile invece è stato sistemato aderente alla parete nord, nel 1824. Il borgo era sottoposto fin dalle origini alle cure del clero di S. Pietro, poi nel 1450 passò sotto la cura della curazia di Piano, fino alla metà del 1700. Nel 1953 si resse a parrocchia autonoma.
IL SISMA
Anche per quanto riguarda le costruzioni che formano l’abitato, notevoli e profondi sono stati i mutamenti: dopo il sisma del 1976, infatti, il tessuto edilizio ha subito interventi di demolizione e trasformazione. Si è dovuto purtroppo demolire una delle case più antiche del paese, caratterizzata dalle tipiche arcate cinque-seicenesche, situata nel centro storico. IL nuovo nucleo abitativo è sorto sulla strada sottostante il paese, che conduce a Paularo.
La ricostruzione degli edifici più recenti, però,come in moltissimi altri paesi della Carnia, non è stata improntata ad un’unità di carattere stilistico, il che ha causato lo smarrimento delle connotazioni specifiche dell’urbanistica locale.
abbiamo detto in precedenza come decisiva sia stata l’ubicazione del paese nel determinarne gli aspetti economici e lavorativi. Nei secoli passati, Cedarchis aveva sviluppato le proprie attività grazie allo sfruttamento dell’energia idraulica, in considerazione del fatto che il posto costituiva un riferimento importante.
L’esposizione geografica del paese verso mezzogiorno, con la protezione dai venti freddi dal nord grazie alla montagna retrostante, ha da sempre determinato un clima mite favorevole all’insediamento umano. Un paese, insomma, baciato costantemente dal sole, tanto da giustificare il soprannome “Sanremo” che spesso viene affibbiato al paese.
Da un punto di vista urbanistico, Cedarchis è caratterizzato da una serie ininterrotta di costruzioni che si addossano una vicina all’altra, snodandosi, senza soluzione di continuità, da ovest ad est.
Il riferimento visivo più importante dell’intero abitato è la chiesa con il suo campanile. In origine la chiesa era una semplice cappella dedicata alla Santissima Trinità, di cui non è rimasto il minimo dettaglio negli arredi. Come in tutti gli altri paesi della Carnia, la piccola costruzione fu ampliata in seguito all’incremento demografico della popolazione, con interventi a più riprese. Quando l’edificio venne allungato, fu demolito anche il piccolo presbiterio dell’edificio originario e così della struttura primaria non rimase nulla.
L’ESPLOSIONE
L’intervento più importante sulla struttura, però, risale agli anni Ottanta, determinato da un episodio che poteva avere conseguenze gravissime. Sabato 11 aprile 1981, infatti, una donna del paese, Angelica Nascinbeni (all’epoca settantacinquenne), si recò in chiesa per accendere un cero alla Madonna.
All’interno dell’edificio, però, la perdita di una bombola di gas, utilizzata per un rudimentale impianto di riscaldamento, aveva saturato l’ambiente e così quando la donna ha acceso il cero l’esplosione è stata particolarmente violenta ed ha sventrato la chiesa: il tetto è stato sollevato prima di ripiombare all’interno della costruzione, seppellendo ogni cosa.
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