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Mentre l’esterno pare uniforme e non dà indicazioni sull’epoca di costruzione delle murature, all’interno è evidente un vano rettangolare coperto da volte a vela e costoloni di pietra tufacea, sagomati, che costituiva l’aula della chiesa nel’ 400. Questa doveva avere un abside poligonale ed è probabile che la cappella laterale sinistra, in prossimità dell’altare maggiore, fosse in origine la sacrestia. Non è noto se ci fosse a quell’epoca il campanile.Un confronto fra le piante rivela che le dimensioni di questa chiesa sono analoghe a quelle del San Leonardo nella vicina Zuglio. Rimasta sostanzialmente inalterata per secoli ebbe soltanto l’aggiunta della cappella laterale dinanzi alla porta attuale di accesso, probabilmente nei secoli XVI o XVII. Nella seconda metà del settecento fu totalmente ristrutturata ed in quell’epoca assunse le attuali caratteristiche. I mezzi necessari per l’esecuzione dei lavori derivarono dal lascito del pittore di Formeaso Nicola Grassi morto a Venezia nel 1748.
Fu atterrata l’antica abside poligonale ed al suo posto, secondo schemi compositivi piuttosto insoliti, forse imposti dalla mancanza di spazio, fu costruita, ex-novo, una sacrestia rettangolare.
Vi fu un allungamento della navata verso sud e si iniziò la costruzione di un campanile, al quale si lavorò ancora nel 1900 e nel 1922, quando fu costruita la cella campanaria in calcestruzzo. Nella chiesa vi sono numerose opere artistiche. Sulla parete destra si può osservare un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, con la dedica ed il nome dell’esecutore: “1564 adi 4 setembre questa opera la fata far Mr Matieu Gras et li suoi fioli per la lor divocione opera de Lenardo Fulutto de Tulmezo”.
L’altare maggiore di Giovanni Antonio Agostini è del 1603. Nel paliotto compare il Santo titolare che si trova anche in una tela del XVIII secolo ed in una pianta prodotta dalla manifattura Linussio di Tolmezzo alla fine del 700. Nella cappella laterale di fronte alla porta di accesso, si trova un altro altare ligneo cinquecentesco restaurato: “1673 Giacomo Morocuto fece indorare per sua devozione”.
Si tratta dell’altare a San Pantaleone. E’ presente tuttora un altro altare a Sant’Anna, a cui viene dedicata l’omonima festa a fine luglio. Accanto all’altare di Sant’Anna trova posta il Battistero che risale al 1600 circa. Presso questo Battistero venivano battezzati anche i bambini della vicina Sezza , visto che nella loro chiesa non c’era la fonte battesimale.
Recentemente la chiesa, danneggiata dal terremoto del 1976, è stata restaurata. Oltre al consolidamento statico, sono stati rimossi e rifatti intonaci e pavimenti. In tale occasione purtroppo si è tralasciato di esaminare i tessuti murari liberati dall’intonaco per comprenderne l’epoca di costruzione e soprattutto non si è fatta un’indagine di tipo archeologico nel sottosuolo, per individuare i resti e le tracce più antiche di questo luogo di culto, la cui fondazione forse risale ad un epoca molto remota.
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