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LE NOSTRE RADICI
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Quando il cristianesimo arriva, il Friuli è sotto il dominio Romano.Questa terra è l'ultimo avamposto militare prima della terra dei Barbari. Due popoli, i Carni e i Venedi si contendevano il Friuli, fin che i Venedi chiamarono in aiuto i Romani, i quali conpresero l'importanza strategica di questi luoghi e fondarono Aquileia.
Aquileia divenne, non solo potente militarmente, ma anche economicamente. Ai tempi di Augusto conta molti templi, basiliche, un anfiteatro, grandi terme e un grande porto. Era grande circa come come Udine oggi. Non si riuscirà mai a sapere chi fu il primo cristiano ad arrivare in Friuli, ma dalle navi che attraccavano ad Aquileia sbarcavano sbarcavano di certo non solo pagani ma anche cristiani. Nella cripta all’interno dell’attuale basilica, dipinta come un fumetto, troviamo una storia antica: si vede San Marco che sbarca e viene accolto dai cristiani del luogo. Questo può significare che ai tempi di Marco c'erano già comunità cristiane in città. Su questo non abbiamo testimonianze scritte. La tradizione dice che Sant Ermacora, il primo vescovo di Aquileia, fosse stato consacrato da San Pietro a Roma. I primi dati sicuri però sono della prima metà del IV secolo, è da notare comunque che se nel IV secolo vi è una Chiesa che vuole fondare le sue origini si puà dedurre che la presenza del cristianesimo non fosse un dato recente, ma che già da almeno un po’ vi fosse in Aquileia una comunità organizzata o perlomeno piccoli gruppi o famiglie cristiane. Molti reperti hanno permesso agli storici di legare la chiesa Aquilese alla tradizione orientale, in particolare ad Alessandria, da lì sarebbero provenuti i primi missionari.
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lo sbarco di san Marco
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la consacrazione di san Ermacora
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Fino al 313 il cristianesimo è "illegale". I cristiani potevano proffessarlo solo entro le mura domestiche. Dagli scavi sono emerse delle chiesette dentro alle domus più grandi, che si suppone servissero per le riunioni di piccoli gruppi. Esse testimoniano la vita cristiana non solo delle feste, ma anche della vita di ogni giorno. Ad Aquileia c'erano tante piccole comunità, ogruppi di famiglie, con un numero limitato di persone che si incontravano in casa, ma che periodicamente si riunivano tutte assieme nella basilica, attorno al vescovo.
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Osservando la pianta della basilica di Teodoro. Notiamo tre sale; una dedicata alla cena del Signore, una a chi si preparava al battesimo, e un ultima dedicata al battesimo e alla confermazione. Di questa antica basilica si conservano ancora molti elementi del pavimento a mosaico, in esso si vedono molte cose che aiutano a capire la vita e la fede di quesi primi cristiani. In un riquadro per esempio viene illustrata una serie di ragazzine che offrivano qualcosa. Nel mosaico vi sono iscrizioni che testimoniano donazioni in denaro per i poveri e per la basilica, non offrivano solo questo, ma anche la loro forza-lavoro e il loro tempo.
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La Chiesa di Aquileia assume rapidamente importanza tanto che il concilio di Costantinopoli del 381 ha una sessione che viene fatta qui. La fede di questa comunità è rappresentata in molte scene del mosaico, ma veniva anche professata nel "credo" che è andato arricchendosi man mano che si chiarivano le verità di fede.
I missionari non venivano pagati, ma avevano una grande passione, per questo in poco tempo hanno diffuso il Vangelo in tutta la regione.
Anche Aquileia ha avuto la persecuzione in cui hanno perso la vita: Ermacora e il suo diacono Fortunato, Ilario, Taziano, Grisogono, Felice, Proto e i frartelli Canzio,Canziano e Canziamella. Nonostante le persecuzioni però la maggior parte della popolazione diventò cristiana.
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Aquileia era il punto di partenza dei missionari verso l'interno, secondo il progetto di diffusione del cristianesimo di Paolo: da una comunità partivano missionari a raggera, fondavano una comunità da cui partivano altri missionari e così via. Attorno alla comunità principale si raccoglievano tutte le altre e facevano riferimento ad essa per la catechesi e per la celebrazione dei sacramenti, queste strutture presero il nome di Pievi.
Aquileia, colonia nata come centro governativo di controllo, in berve si sviluppò moltissimo: vennero costruite strade che univano i punti strategici. Uno di questi punti strategici era Zuglio sottostante al colle di San Pietro su cui venne costruita una torre di vedetta; come esso c'erano altri punti stategici sopraelevati lungo la vallata,che permettevano di controllare le strade e i passaggi fino alla pianura. Zuglio, era sorto su un villaggio celtico diventando prima municipium e poi colonia. Dai ritrovamenti archeologici si può capire che c'era benessere e importanza nella città.
Il cristianesimo era presente qui sicuramente fin dal 300 e veniva praticato in due basiliche, i cui resti sono stati ritrovati vicino all’attuale municipio. Nel IV secolo Zuglio era già sede vescovile e il vescoo poteva contare su un gruppo abbastanza numeroso di presbiteri che lo aiutavano nell’attività pastorale. Nel V secolo, a causa delle invasioni dei popoli germanici e slavi, e quindi all'insicurezza a fondo valle, i vescovi e i loro aiutanti, si trasferirono sul colle San Pietro, ma vi rimasero per poco meno di cento anni, nel 490 infatti il vescovo fugge a Cividale, dove già si era rifugiato anche il patriarca.
I Romani avevano diffuso le loro tradizioni, ma in montagna persisteva la cultura celtica.Sulla religione dei Carni si sa poco, ma certamente il cristianesimo si diffuse rapidamente e rimase saldo perchè c'erano delle affinità con il senso religioso di queste popolazioni che con entusiasmo e consapevolezza accolsero il Vangelo.
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Il medioevo friulano fu abbastanza particolare, diverso dal resto d’Europa. Molti dei patriarchi presero sul serio la loro duplice funzione di governo del territorio e di pastori di anime, ed esercitarono il loro mandato non per il potere ma per il bene comune. Per poter far fronte al grande carico di lavoro i patriarchi nominavano un vescovo ausiliare perchè li aiutassero. Il vescovo visitava le pievi, si occuppava delle attività religiose e predicava. La diocesi aquileiese era grande e per amministrarla doveva essere divisa in dodici arcidiaconati alcuni dei quali erano sede vescovile. Ogni arcidiaconato era suddiviso in pievi.
La nosra Chiesa friulana era autonoma da Roma, con una liturgia originale, che si ispirava al luogo. Anche in alrtre parti del mondo cristiano erano fiorite liturgie particolari, poi furono sostituite dal rito romano.
Alla fine del alto medioevo, c'era una chiesa per ogni villaggio e paese. I preti stavano nelle pievi e si spostavano periodicamente di villaggio in villaggio per predicare e amministrare alcuni sacamenti, ma per le feste principali, per i battesimi, i matrimoni e i funerali tutti facevano riferimento alla pieve, l’unica che aveva battistero e cimitero. Nella nostra vallata le prime chiese a poter avere cimitero e battistero furono quelle di San Daniele a Paluzza, Santo Stefano a Piano d’Arta e di San Martino a Rivalpo (a pertire dal XIV secolo) e poi, via via, di seguito tutte le altre. Le chiese nuove diventarono cappellanie e i cappellani erano sottoposti all’autorità del pievano, da cui erano delegati per le celebrazioni eucaristiche e per l’amministrazione di alcuni sacramenti. Le Chiese della vallata ebbero quindi per un lungo periodo un rapporto di dipendenza con la chiesa madre, rapporto che continuò parzialmente anche dopo il raggiungimento dell’autonomia, ma che si manifestò attraverso manifestazioni di riverenza e di affetto, ossia sotto l’aspetto di un legame filiale, che durò inalterato nel tempo e si materializzò nel rito ricorrente del Bacio delle croci, tuttora molto sentito dalla gente.
La schiavitù e la miseria umana non sono particolarmente conosciute dalla gente friulana del medioevo: possono aver incontrato la fame, la guerra e le epidemie, ma mai quel degrado umano e quell’abbandono ceh caratterizzano il medioevo della povera gente nel resto d’europa. Un altro aspetto rende davvero particolare la nostra storia: il patriarcato si estendeva in Italia, Austria, Germania, Ungheria, Slovenia e Croazia e in diverse città, in particolare a Gorizia e Fiume, convivevano pacificamente gruppi etnici e religiosi diversi, che si sentivano accolti nella comunità, a Udine c’erano le “confraternite etniche” in cui persone di diverssa nazionalità si riunivano e pregavano assieme.
Sulla carta dei libri di storia non sempre é segnato lo stato patriarcale nonostante avesse un governo autonomo e dimensione non trascurabile. Il Friuli ultimamente è sempre stata considerata una provincia marginale. Ma c'è stato un periodo in cui lo stato patriarcale era molto importante.
Prese l'indipendenza nel 1420, nel 1751 il papa Benedetto XIV soppresse il patriarcato Aquileiese e nel 1810 fu sciolto il capitolo di SanPietro che aveva gestito questi territori fino ad allora.
Anche se gli eventi si sono accaniti per sradicare completamente una chiesa, girando il Friuli si possono trovare i segni di una storia gloriosa. Riscoprire le nostre radici può portarci a scoprire noi stessi,la nostra dignità e il nostro valore.
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