GOMBE DA POÇ

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La politica e le religioni dividono,
la cultura unisce”

Marino Plazzotta

Coloro che desiderassero avere informazioni sul reperimento del libro, o voglia di parlarne con l'autore scrivano a Gombedapoc@yahoo.it )

Dopo “La placiute” di Alfio Englaro presentata nel dicembre 2001, “Chei di Somavile” si sentono ora orgogliosi di poter offrire questo nuovo lavoro letterario, il primo di Mauro Tedeschi, paluçan di Verona.

Si tratta di un romanzo storico ambientato in Carnia durante la seconda guerra mondiale, dove personaggi di fantasia agiscono e si destreggiano con caratteristiche e  movenze verosimili entro una cornice storico-ambientale realmente esistita: uomini e donne immaginari dunque calati nel mondo di 60 anni fa, che danno vita ad una storia che avrebbe potuto accadere (e per certi versi forse è anche accaduta) in uno qualsiasi dei paesi di Carnia. 

Mauro Tedeschi, con questo suo affresco di ampio respiro storico e umano, reinterpreta la storia dei grandi descrivendo la storia dei piccoli, degli emarginati, degli insignificanti.

E da queste piccole storie che si intrecciano nella grande Storia, emerge un costante afflato umano ed una tensione psicologica vivissima che stemperano le crudezze della guerra e le piccinerie degli uomini, per riapprodare alla fine, dopo una estenuante odissea, al luogo di partenza, l’unico in grado di offrire serenità interiore e pace duratura. 

Mauro Tedeschi però non si accontenta di scrivere le sue storie ma le vuole addirittura scolpire (perché restino maggiormente impresse) alla maniera dei nostri artisti che sanno ricavare da informi pezzi di legno mirabili sculture.

Lo scalpello di Tedeschi è la poesia, il suo mazzuolo è la musica, la sua scultura finale sono le canzoni, evocatrici e profondamente coinvolgenti.

Canzoni che vengono riportate in appendice e che avrebbero meritato certamente un CD allegato, se le esangui finanze di Chei di Somavile, non sorrette da alcuna istituzione pubblica, lo avessero consentito.

 

Vogliamo infine ricordare il significativo contributo artistico di Silvio Mussinano, che ha fornito le splendide e inedite illustrazioni, che vengono così a corredare con sapiente puntualità un testo di indubbio pathos e di struggente e varia  umanità.

 

Chei di Somavile, con la pubblicazione di questo seconda opera letteraria, intendono proseguire lungo un cammino delineato lo scorso anno, il cui progetto resta quello di coniugare efficacemente tradizione e cultura, facile e difficile, cjarsons e letture.

Le sole a garantire la percezione collettiva di una identità storica, sociale e culturale, oggi a forte rischio di estinzione.

 

 

Aulo Maieron

Coordinatore di Chei di Somavile  

Paluzza 4 maggio 2002

 

ECCO IL TESTO DELLA CANZONE GOMBEDAPOC

Sono stato a Gombe da Poç
Come quella volta di sera
E c'era una nebbia leggera
Che mi accarezzava le dita
Ma l'incanto non c'era più

Quanti amici e la gioventù
Che sembrava fossero eterni
Son passati tremila inverni
Senza che calasse la sera
Poi mi sono trovato qui

Le luci sono tante
Con l'elettricità
E tutti si rinchiudono
La sera

Ma se qualcuno vede
Ma se qualcuno sa
Ad un fantasma nero
Penserà

Eppure vi ho amato ogni giorno
Eppure la mia anima è lì
E dopo un naufragio è un ritorno
Qualcuno ricorda
Ma chi?

Sopra il prato a gombe da Poç
Ho lasciato tutto alle spalle
Credevo fosse solo una valle
Invece era tutta una vita
Ora è troppo tardi però

Son dimenticato oramai
Dentro a questo vecchio ospedale
Ora che non sento più male
Posso salutare la vita
Ma non so se risponderà...
 

 

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