L’ITALIA ENTRA IN GUERRA
L’Italia non scese in campo allo scoppio della guerra, perché la Triplice Alleanza, che la legava agli imperi centrali, era un patto difensivo, mentre era stata l’Austria ad attaccare.
Si svolse così un lungo e aspro dibattito fra “interventisti” e “neutralisti”.
Come si decise l’entrata in guerra dell’Italia?
Nell’Aprile del 1915, il ministro degli esteri Sidney Sonnino stipulò segretamente il patto di Londra (impegno di intervento a fianco dell’Intesa, in cambio di Trentino, Tirolo meridionale, Trieste, Istria e Dalmazia, esclusa Fiume, e la base di Valona in Albania).
In Maggio, Giolitti e la maggioranza del parlamento ribadirono la scelta neutralista; la corte però investì Salandra di poteri eccezionali, scavalcando il parlamento, e incoraggiò manifestazioni di piazza in favore della guerra.
Il 20 maggio, anche il parlamento diede il suo sostegno al governo (con l’eccezione dei socialisti), che dichiarò guerra all’Austria.
Il 24 maggio 1915, iniziarono le operazioni militari.
Si aprì così un nuovo fronte sul quale si concentrarono parte delle truppe austriache, alleggerendo la pressione sul fronte russo.
L’apparato produttivo di Francia, Germania e Inghilterra, i paesi più industrializzati del mondo, era in grado di produrre armi e munizioni in quantità quasi illimitata.
Questo equilibrio di forze fu accentuato dall’entrata in guerra dell’Italia, che si schierò con Francia e Gran Bretagna (Intesa), contro la Germania, l’impero Austro-Ungarico e l’Impero ottomano.
a cura di Luca Buttazzoni