dati e analisi tratti da: Becker A. - Rouzeau S. A.,
La violenza, la crociata, il lutto: la Grande Guerra e la storia del Novecento,
Biblioteca Einaudi, Torino 2002
GLI EFFETTI SULLE PERSONE
Lo storico inglese George Mosse parla di “brutalizzazione” indotta dalla guerra: la violenza più estrema è “accettata” dalle popolazioni belligeranti e “messa in atto” da decine di milioni di uomini, per 4 anni e mezzo.
La violenza di guerra è stata resa un fatto comune, normalizzata, interiorizzata dalle stesse vittime.
Non può essere passata senza lasciare traccia nelle persone che l’hanno vissuta.
I combattenti: invalidi; mutilati; sfigurati; danni psichici; sensi di colpa (per la violenza compiuta, per essere sopravvissuti); danni alla propria autostima…
I prigionieri: la vergogna, il senso di abbandono
I CIVILI
Tutti gli stati belligeranti coinvolgono nella guerra le popolazioni ed esercitano la violenza anche contro i civili.
Si parla di “totalizzazione” del conflitto.
Vennero trasferite in Europa, contro i popoli europei, le atrocità che già erano state compiute nelle colonie?
Fin dai primi giorni di guerra, su tutti i fronti vengono compiute atrocità contro i civili residenti lungo le vie di invasione.
Nelle regioni occupate alle popolazioni (donne, bambini, anziani, uomini non ancora richiamati al fronte…) vengono imposti:
· lavori forzati,
· cattura di ostaggi,
· distruzioni,
· requisizioni,
· rappresaglie,
· deportazioni ed evacuazioni forzate,
· internamento dei civili insieme con i soldati prigionieri: i prigionieri vengono usati come scudi umani, come manodopera, come moneta di scambio.
Con le nuove micidiali armi, si terrorizza la popolazione con bombardamenti sulle città anche lontane dal fronte.
Il “blocco commerciale” attuato contro gli Imperi centrali affama la popolazione tedesca.
Deportazioni e massacri di massa: il Metz Yeghern (il genocidio degli armeni) viene perpetrato senza che i responsabili ne debbano rispondere: l’assuefazione alla brutalità, indotta dalla Grande Guerra (cioè l’interiorizzazione della violenza che permette di accettare anche i fenomeni più atroci) ebbe di certo un grande peso.
Dopo la guerra, l’oblio caduto sulle malversazioni offrì l’impunità a coloro che vollero reiterarle.