GUERRA DI TRINCEA
I soldati descrivono in lettere e diari le loro condizione di vita nelle trincee.
Le trincee erano dei cunicoli sotterranei scavati nella roccia dove i soldati trovavano riparo dagli attacchi dei nemici
Erano strette e non molto profonde, perciò i soldati dovevano stare rannicchiati per evitare i colpi dei cecchini, stretti gli uni contro gli altri a causa dello spazio esiguo a disposizione. I bordi erano consolidati con travi di legno e pietrame di varie dimensioni; inoltre sui bordi venivano collocati dei sacchi riempiti di sabbia e del filo spinato per potenziare la difesa.
All’interno delle trincee i soldati dovevano rimanere a lungo immobili e muoversi solo strisciando per evitare i colpi durante gli attacchi dei nemici.
Quando pioveva le trincee si riempivano d’acqua e fango e i soldati soffrivano fortemente per l’umidità, dalla quale cercavano di proteggersi con dei teli.
Ad aggravare ulteriormente le condizione di vita dei soldati c’erano la fame, i pidocchi, la sporcizia e la mancanza da igiene, la vista e l’odore dei cadaveri.
Gli scritti dei combattenti esprimono questi stati d’animo: terrore per il rischio costante di essere uccisi o feriti; ansia, rabbia e nervosismo nelle lunghe attese fra un attacco e l’altro, tormentati dalle mosche, dai pidocchi e dalla prolungata inattività; gioia e contentezza quando ricevevano lettere e giornali e quando potevano scrivere ai propri cari; noia, apatia, umiliazione, rassegnazione.
Informazioni tratte da fotografie e diari, lettere e testi autobiografici di soldati (Laboratorio "Soldati in trincea", Il nuovo racconto delle grandi trasformazioni 3,
Ed. Scol. Bruno Mondadori)