LA CONCLUSIONE DELLA GUERRA E IL TRATTATO DI VERSAILLES
Alla Conferenza di Parigi del 1919, tenuta dai vincitori per stabilire i principi dei trattati di pace con le nazioni vinte, ognuno degli alleati aveva una sua idea, diversa da quella degli altri:
· il presidente degli Stati Uniti, Wilson, riteneva che la pace doveva essere mondiale e garantita da un organismo internazionale chiamato Società delle nazioni, doveva essere giusta e rispettare il diritto di ciascun popolo alla libertà e all’autodeterminazione;
· il primo ministro inglese, Lloyd George, non voleva una Germania troppo debole rispetto a una Francia troppo forte;
· il presidente francese, Clemenceau, chiedeva una punizione esemplare per la Germania.
Al presidente del Consiglio italiano, Vittorio Emanuele Orlando, fu riservato un ruolo del tutto marginale.
La pace di Versailles
Il trattato di Versailles fu firmato nel 1919 e riguardò le condizioni imposte alla Germania.
La Germania:
restituì l’Alsazia e la Lorena alla Francia;
perse tutte le sue colonie in Africa e in Asia;
dovette ridurre drasticamente l’esercito;
fu costretta ad accettare l’occupazione della riva sinistra del Reno per 15 anni;
dovette concedere alla Francia lo sfruttamento delle ricchissime miniere di carbone nella regione della Saar;
fu obbligata a cedere alla Polonia la zona intorno alla città di Danzica (si creò così il cosiddetto corridoio di Danzica che separò la Prussia orientale dalla Germania);
fu condannata al pagamento ai vincitori di altissime riparazioni in merci e denaro;
infine, fu considerata la vera responsabile della guerra e costretta a firmare una dichiarazione di colpevolezza.
L’Italia
L'Italia ottenne Trento, Trieste, l'Alto Adige, l'Istria. I movimenti degli ex irredentisti ed ex interventisti non accettarono la perdita di Fiume e la mancata assegnazione di qualche colonia e iniziarono a parlare di "vittoria mutilata" ed attaccare violentemente il governo.
a cura di Matteo Del Linz e Pierluigi Pantano