dati e analisi tratti da: Becker A. - Rouzeau S. A.,
La violenza, la crociata, il lutto: la Grande Guerra e la storia del Novecento,
Biblioteca Einaudi, Torino 2002
LA “CULTURA” DI GUERRA
Le idee della “cultura” di guerra sono l’eredità del pensiero che si era andato diffondendo nel XIX secolo:
razzismo,
disprezzo etnico,
certezza di appartenere a una civiltà superiore,
senso di superiorità,
odio per il nemico.
In pochi giorni nelle principali potenze si creò un consenso generalizzato alla guerra: probabilmente il sentimento della nazione, della patria da difendere, prevalse su tutte le forme di internazionalismo (socialista, religioso, femminista, scientifico).
Viene nazionalizzata anche la verità, a spese della scienza e della cultura.
Nel corso del 1800, era stata diffusa l’idea di una sacralità della nazione, accanto ad una nazionalizzazione della religione:
“Dieu est de nôtre coté”, “God with us”, “Gott mit uns”.
Dimensione "civilizzatrice" della guerra
La guerra viene vista da tutti i contendenti come una guerra della civiltà contro la barbarie
Occorre distruggere la “razza” avversa per mezzo di una guerra totale.
Disumanizzazione e “animalizzazione” del nemico.