Natale ed Epifania  
nel rito aquileiese 
 
 
 
 
La Novena di Natale 
 
"MISSUS" 
 
E' questa una tradizione propria del rito aquileiese: nei nove giorni che precedono il Natale la comunità si raduna in chiesa per prepararsi all'avvento del Signore. La novena ha inizio con il canto del Missus, che altro non è che il brano evangelico in cui si riferisce dell'annuncio dell'Angelo a Maria (Lc 1, 26-38),per poi proseguire con preghiere di vario tiopo e il canto del Rorate. La melodia di questi canti può presentare variazioni da un paese all'altro, ma conserva fondamentalmente l'impostazione tipica del canto aquileiese. 
 
Da una intervista a don Giuseppe Cargnello, della Pieve di Gorto
 
 
 
 
 
 
La Benedizione dell'acqua nella vigilia dell'epifania 
 
 
BENEDICTIO MAJOR SALIS ET AQUAE 
 
La solenne benedizione dell’acqua e del sale già agli inizi del 1300 era celebrata a Cividale del Friuli, il giorno della festa di San Marco, evangelizzatore di Aquileia. 
Il rito aveva la struttura tipica della messa sicca, ovvero di quella celebrazione, tipica della pietà medioevale, che riproduceva la struttura della Messa, omettendo però l’Offertorio e la Consacrazione. L’uso di benedire l’acqua la vigilia del giorno dell’Epifania è invece di origine palestinese. Molto presto infatti (IV sec) si era consolidata in Oriente l’usanza di battezzare i catecumeni, oltre che nella notte di Pasqua, anche in questo giorno, che nella tradizione orientale coincideva anche con la festa del Battesimo di Gesù.  
In seguito il rito si diffuse nell’area aquileiese, forse tramite la chiesa di Grado, che restò a lungo sottoposta ai Bizantini (anche in Calabria,zona a lungo legata a comunità di origine greca si trova un rito analogo), anche se alcuni studi ipotizzano la presenza di tale rito già in epoca precedente al dominio bizantino. 
 
Nel 1890 il rito fu abolito dalla Santa Congregazione dei Riti.  
In seguito alle proteste dei fedeli delle diocesi, anche se radicalmente abbreviato e privato di ogni accenno al battesimo di Cristo, fu in qualche modo ristabilito. 
Il rito, oggi, utilizza la stessa struttura del rito antico. 
 
Da A. Persic, Benedizione dell’acqua nella vigilia dell’Epifania, Arcidiocesi di Udine 
 
 
Testimonianza raccolta ad Arta 
dalla signora Caterina Cossetti (1914) 
 
La vê da Befane, prime ch’al vegnìss not, a si lave ducj in gleisie cuntun gondul di aghe, une prese di sâl vuluçât intune cjarte… chei ch’a stavin miôr a lu puartavin poât suntun platut di crep o, chei ch’an podevin vei tant, an puartavin encje un capuç intîr; a si puartave encje cualchi melut e cualchi cocule. A si poave dut su pai scjalins dal coro, su dut ator a tor dal altâr maiôr (in chê volte a nol ere l’altar piçul tal mieç) e po i si sentavin intai bancs. Il preidi al ere vistît di blanc, cul piviâl, e chei fruts a puartavin sîs cjandeles impiades e il turibul cul incens: a ere une funzion lungje parce che prime a si cjantave gjespui, dopo il preidi al faseve un toc di messe, fint a predicje, dopo a si cjantavin las litanies e finalmenti il preidi al benedive il sâl e cun chel al benedive l’aghe… das pomes j no m’impensi ce ch’al faseve… 
Il sâl e l’aghe i ju puartavin a cjase: l’aghe a si la meteve a cjâf dal jet par insegnâsi e un tic a si la tignive par cualchi mâl, cul sâl a si faseve la mignestre e un tic a si lu meteve encje tal bevaron dai anemai