La storia del Friuli
LA NASCITA DELLO STATO PATRIARCALE
Inizialmente il patriarca esercitava esclusivamente il potere spirituale sulla diocesi di Aquileia. Il titolo onorifico di patriarca era stato dato dal papa perché la diocesi aquileiese comprendeva un territorio molto vasto, in cui il vescovo di Aquileia controllava altre parrocchie, pievi e diocesi, perciò anche altri vescovi.
Alla morte di Carlo Magno (814) il Sacro Romano Impero fu diviso in tre parti. I vassalli ebbero crescente autonomia fino ad avere il sopravvento sul potere centrale, tanto da provocare lo sfaldamento dell’Impero franco.
Dal X secolo la parte più orientale venne governata dalla famiglia degli Ottoni, signori di Sassonia. Il più importante esponente di questa dinastia fu Ottone I, che si fece incoronare imperatore dal papa (962), restaurando così l’Impero.
Ma il rapporto tra l’imperatore e il papato andò degenerando a causa della lotta per le investiture.
Nonostante ciò, i patriarchi rimasero fedeli agli imperatori e ne furono ricompensati. Fra gli altri, Volfango (1019-1042), detto Poppone, ricevette nuove donazioni e il diritto di battere moneta, progettò la rinascita della città di Aquileia e favorì la ricostruzione di opere pubbliche. Inoltre, per sviluppare ulteriormente il commercio, investì dei capitali per la ripresa delle vie di comunicazione.
I suoi successori furono anch’essi legati agli imperatori tedeschi nelle lotte con il papato, tanto che Sigeardo, per il suo prezioso appoggio, ricevette da Enrico IV, che era stato scomunicato e stava vivendo un periodo difficile a causa di alcuni feudatari avversi alla sua politica, l’investitura feudale su tutta la contea del Friuli.
La nascita dello stato patriarcale avvenne il 3 aprile 1077 e ancora oggi quel giorno viene dedicato alla festa della Patria del Friuli.
I PATRIARCHI GHIBELLINI
(1077- 1251)
Nel primo periodo dello stato patriarcale, i patriarchi furono in genere nobili di origine tedesca, che ebbero un ruolo molto importante nelle lotte tra imperatore e papato. Erano fedeli alla politica degli imperatori tedeschi, a tal punto che il patriarca Pellegrino fu consigliere personale di Federico Barbarossa e partecipò con lui alle lotte contro i comuni italiani.
In cambio di questa fedeltà, i patriarchi ricevettero sempre più possedimenti terrieri e assunsero sempre più potenza e autonomia in Friuli.
Alla fine dell’XI secolo lo stato patriarcale era il più ampio e compatto dell’Italia settentrionale. La massima espansione dello stato patriarcale si ebbe quando l’imperatore tedesco cedette l’Istria e la Carniola al patriarca Volchero, che era anche il rappresentante dell’imperatore in Italia.
In seguito, il suo successore, Bertoldo di Andechs, fratello della regina d’Ungheria, dovette fronteggiare una ribellione capeggiata da alcuni nobili friulani, che rivendicavano più autonomia e che si allearono con Treviso, Gorizia e la Carniola, a danno dello stato patriarcale.
Il patriarca, tuttavia, alleatosi con Venezia e con l’appoggio del papa e dell’imperatore, riuscì a sconfiggere i ribelli. Poi Bertoldo passò alla lega guelfa, dato che i suoi nemici erano proprio i ghibellini.
II PATRIARCHI GUELFI
(1251- 1334)
Il primo periodo fu caratterizzato da una crisi dovuta ancora alle lotte tra imperatore e papato. A queste seguì un indebolimento dell’imperatore, di cui anche il patriarca risentì, perciò i nobili cercarono di approfittarne e scatenarono numerose ribellioni, creando una grave situazione di anarchia.
I principali nemici dello stato patriarcale erano il conte di Gorizia, il feudo di Pordenone (posseduto da famiglie tedesche), la potente famiglia guelfa dei signori da Camino (che furono signori di Treviso); ma il nemico più temibile in assoluto era la Repubblica Veneta.
I patriarchi Gregorio di Montelongo (1251- 1269) e Raimondo della Torre (1273- 1299) dovettero fronteggiare questi temibili avversari in un periodo di lotte violente e continue, soprattutto contro Venezia per il possesso dell’Istria.
LA RESTAURAZIONE PATRIARCALE DEL TRECENTO
(1334- 1381)
Dopo questo periodo di guerre, il papa nominò patriarca Bertrando di Saint Geniès, che volle riunificare il territorio, migliorare l’economia, rendere più forte il potere del patriarcato sui nobili e contro i nemici esterni.
Questo energico patriarca combatté contro i signori da Camino e riconquistò il Cadore; attaccò il conte di Gorizia costringendolo alla resa. Rafforzò le difese ai valichi alpini, garantì la sicurezza delle strade, punì i feudatari che avevano compiuto dei soprusi, riordinò l’esercito e le istituzioni parlamentari, favorì l’artigianato e la cultura.
Tutto ciò però irritò i nobili che, riunitisi con il conte di Gorizia, il comune di Cividale e molti feudatari friulani, organizzarono un agguato al patriarca e lo trucidarono (1350).
Il Friuli ricadde così nel disordine e il papa allora nominò patriarca Nicolò di Lussemburgo, fratello dell’imperatore Carlo IV, che punì i responsabili della morte di Bertrando e distrusse i loro castelli.
Nicolò e il suo successore Lodovico della Torre combatterono anche contro la dinastia degli Asburgo d’Austria, che intendevano estendere il loro controllo sul Friuli e riuscirono in effetti a conquistare tutta l’Istria, ma poi furono fermati dall’esercito patriarcale.
Sotto il patriarca Marquardo di Randek il Friuli visse un periodo di pace e tranquillità. Venne promulgato il codice in cui il patriarca raccolse l’insieme delle leggi del Friuli: le Costitutiones Patriae Foriiulii (1366).
DECADENZA E FINE DELLO STATO PATRIARCALE
Le principali cause della caduta dello stato patriarcale furono innanzitutto legate alla
debolezza dell’autorità centrale dei patriarchi stessi, accompagnata dai contrasti che dividevano fra loro nobiltà e comuni.
I ribelli si allearono proprio con i nemici dello stato patriarcale, causando gravi scontri, tra cui quello tra Cividale e Udine, che fu uno dei più catastrofici.
Cividale aveva come alleato il patriarca, gran parte dei comuni friulani, Padova e il re d’Ungheria; mentre Udine, capeggiata dalla famiglia dei Savorgnan, era alleata con Venezia, che era il maggior nemico dello stato patriarcale perché cercava di estendervi il proprio dominio.
Il patriarca Giovanni di Moravia, per indebolire il dominio dei nobili Savorgnan, concesse sempre più poteri ai rappresentanti del popolo, finchè, nel 1389, in una rivolta popolare, Federico Savorgnan fu assassinato.
Questo determinò violente lotte interne fra il patriarca e la famiglia dei Savorgnan, i quali per vendicarsi dell’assassinio di Federico giunsero a uccidere il patriarca Giovanni, nel 1394.
Ma il conflitto più dannoso per il Friuli si ebbe quando la Repubblica Veneta e gli Asburgo si scontrarono fra loro, trasformando il Friuli in un campo di battaglia.
E di nuovo le due principali città friulane si schierarono l’una contro l’altra.
In seguito, nel 1412, venne nominato patriarca il rappresentante dell’imperatore in Friuli: Ludovico di Teck, il quale riuscì a ottenere una tregua di cinque anni.
Finita la tregua, Venezia invase il Friuli e si impadronì di Cividale. Il patriarca, nonostante i suoi tentativi di riorganizzare l’esercito per scacciare Venezia, non ci riuscì. Così il 7 giugno 1420, le truppe veneziane invasero Udine, mettendo fine alla secolare indipendenza dello stato patriarcale.
A cura di Margherita Della Pietra e Carlo Pantano
Da G.C. Menis, Storia del Friuli, SFF