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DIOECESIS JULIENSIS - DIOCESI DI ZUGLIO
(tuttora inglobata nell' Arcidiocesi di Udine)

 

 

La tradizione pesa sullo spirito come l'aria sulle ali dell'aereo
(Nicolàs Gòmez Dàvila)

Il Signore ha tanta compassione della Diocesi di Udine,
che, per conservare ancora quel pò di Fede rimasta,
fa a meno di mandare preti

(Anonimo sacerdote udinese)

Confini antichi della Diocesi di Zuglio
Auspicabile nuovo territorio della restaurata Diocesi di Zuglio

 

Presentazion di chest balcon

La Cunvigne su la Mont, metude adum da diocesi di Udin tal novembar 2000, a si č sierade ceműt ch'i savěn (va a viodi il balcon CONVEGNO DELLA MONTAGNA ch'a si cjate in archivi).
Sicome la propueste plui fuarte, ven a staj chę da restaurazion da diocesi di Zuj, a č stade apene apene inomenade in tas relazions finâls (nome a pag.174), a nus ŕ parűt just viergj chest balcon par tegnj impiât un piciul pavęr di presince ative, di stimul e di sperance.
Parceche la Cjargne in dě di voi a si cjate, come mai in passât, cence un simbul e cence une identitât, e a sta par jessi glotude par simpri in ta chel paison mondiâl simpri plui lami e plui conpagn.
E un vescul a S. Pieri al vegnares a jessi propit chel segnâl e chel pont di riferiment religjous e sociâl, bon di tegni-dongje e di fa cresci la Cjargne e i cjargnei.
Chest balcon al restarŕ simpri viert su la diocesi di Zuj e ducj i cjargnei sparniçâz pal mont (ma encje i furlans), ai podaran inviânus i lôr pinsîrs e las lôr idees.
Alc a si movarŕ. Nou restin achě, ferms e cence masse ilusions par 1 an, par 5 agns, par 10 agns, fint ch' a si fasarŕ la diocesi di Zuj...
Parceche:
MULTA RENASCENTUR QUAE JAM CECIDERE
(cetantes roubes che as erin biel lades jù, as tornaran su).

Dicembar, an dal Signôr 2000

Animadôrs
Alfio Englaro & Marino Plazzotta

Problemi etici nella Diocesi di Zuglio Inserto speciale

Il tratto anticattolico del Risorgimento Italiano
ISpeciale 150

 


 

 

 

 

Primo gruppo di interventi

  • Una singolare carriera ecclesiastica - KIPKOECH ARAP ALFRED - Da včscul di Zuj a vescovo militare del Kenya

  • Una grande manifestazione di popolo - SCENSCE 2000 A S. PIERI - Cose mai viste, cose mai scritte

  • Una legittima aspirazione della Carnia - LA DIOCESI DI ZÚJ - Un fulgido passato che permea il presente

  • Origine delle Diocesi del Friuli - Rapida sintesi storica

  • Problemas pa Diocesi di Zůj

  • Preti per la Diocesi di Zůj - Una proposta con due obiettivi

  • TUTTE LE DIOCESI ITALIANE  Regione per regione - Chę di Zuj inmň a no č

  • La provincia della Carnia e la Diocesi di Zuglio (in friulano)

  • La provincia della Carnia e la Diocesi di Zuglio (in italiano)

  • Un tetto bugiardo che copre vergogne 

Secondo gruppo di interventi

  • Il cerimoniale episcopale (immagini del libro)
  • In viaggio da Zuglio ad Aquileia
  • IL FURLAN lenghe liturgjche
  • DIOCESI DI ZUGLIO valorizzerebbe anche Udine
  • LA GLESIE MARI BANDONADE
  • IN SICILIA SI’, IN CARNIA NO. PERCHE’?
  • PREGHIERA di un prete PER LA DIOCESI DI ZUGLIO
  • CHIESA UDINESE - (TROPPO) IMPEGNO PER OBIETTIVI (TROPPO) POLITICI
  • IN CALABRIA SI, IN CARNIA NO. PERCHE’?
  • CARNIA  ritorna Beleno

Terzo gruppo di interventi

  • LO STUPORE DEGLI ATTI - DIOCESI DI ZUJ : quattro righe
  • VEXATA QUĆSTIO - Il malessere dei preti
  • Il territorio della Diocesi di Zuglio
  • DIOCESI DI ZUGLIO -
  • “ZUGLIO una diocesi negata” - Un video istruttivo e chiaro
  • SCENSE 2001- Una presenza significativa, Un’assenza inattesa

  • 1751 - 6 LUGLIO - 2001 - Un triste anniversario, un mesto compleanno

  • UN PALLIO VIRTUALE Per l’Arcivescovo di Udine

  • LA DIOCESI DI ZUGLIO
    Come quando dove č nata questa IDEA-PROGETTO

  • SULLA NECESSITA’ DI RIPRISTINARE LA DIOCESI DI ZUGLIO (in friulano e italiano)

Quarto gruppo di interventi

  • IL PIU’ ANTICO BATTISTERO DI CARNIA

  • COLLE ZUCA - Una testimonianza forte, un segno di speranza

  • Lettera del Centro Amicizia e Libertŕ alla curia

  • “QUESTO CONVEGNO NON S’HA DA FARE, NE’ DOMANI NE’ MAI”

  • RECUPERO DEL TITOLO DI ZUGLIO

  • I Preti di Carnia

  • Scense 2003

  • Copertina della Cassetta VHS dedicata alla Diocesi di Zuglio

  • Una ciotola di riso per i “cjargnei cence Diu”

  • VOLEIS UN VESCUL E NON VEIS NENCJE PREIDIS    

Quinto gruppo di interventi

  • Diocesi di S. Pietro

  • Voglia di futuro

  • SCENSCE 2004 - Un buon seminato

  • Juliensis sermo
    IL VESCOVO DI ZUGLIO E’ NUNZIO IN SRI LANKA

  • Quale diocesi dopo il referendum?
  • Barcellona-Udine stupefacenti analogie
  • Ubi Petrus ibi Ecclesia
  • La Diocesi di Zuj segont me
  • Scense 2005
  • La diocesi della Carnia

Sesto gruppo di interventi

  • SCENSE 2007 - Nel segno di Pre Toni Bellina
  • MISSALE AQUILEJENSIS ECCLESIE

  • SCENSE 2008 - Una presenza inattesa

  • SUMMORUM PONTIFICUM

  • ET INTROIBO AD ALTARE DEI

  • IL VESCOVO DI ZUGLIO AMBASCIATORE IN SIRIA
  • 175 VESCUI FURLANS - Prezioso volumetto di Pieri Pincan
  • SCENSE 2009 - Una solenne ripetizione
  • MISSUS EST - Canto natalizio della Carnia
  • SCENSE 2011 - Grandi e piccole novità

 

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Ricordo di uno strenuo oppositore della Diocesi di Zuglio

A distanza di 5 anni dalla sua morte, ci piace ricordare don Renzo Micelli anche in questo particolare luogo non solo per la sua figura di prete "di e in" Carnia ma soprattutto per la sua costante strenua e immutata opposizione alla Diocesi di Zuglio. Come rispettammo allora la sua posizione (peraltro a noi incomprensibile) così oggi lo vogliamo ricordare affettuosamente a tutti coloro che ancora si battono (sempre più flebilmente e sempre più inutilmente) per la restaurazione moderna di questa istituzione ecclesiastica, che in questo sito ha trovato e trova sempre nuove ragioni di speranza e nuove valide motivazioni pratiche. Del resto è sempre preferibile un chiaro e tenace oppositore ad una idea che un tiepido (e magari falso) sostenitore di essa.

 

Credo di credere
Una testimonianza di fede da un uomo di scienza

Su affettuosa ed insistente sollecitazione del curatore di questo sito, il prof. Corrado Venturini ha inteso offrire questo importante contributo:

"Forse qualcuno si ricorda ancora di me. Del ‘fì dal Mestri’, quel Maestro Venturini che a Cleulis e Timau ha fatto scuola nei lontani anni ’50 e ’60 e dal quale ho appreso la gioia di frequentare il Creato, rappresentato dai boschi, dalle acque e dalle rocce che circondavano la mia casa di allora, appoggiata lungo la strada nazionale, presso la sponda del Rio Seleit, in uno spazio ritagliato tra la Chiesa di Santa Geltrude e il campo sportivo.
Acque e rocce che molti anni più tardi, lasciati già da tempo i luoghi natali, mi richiamarono a loro con la forza delle proprie meraviglie. Fu questo per me l’inizio di una rinnovata frequentazione di quei siti d’infanzia. Frequentazione che questa volta si arricchiva dell’analisi scientifica e naturalistica, sviluppata prima come studente in Scienze geologiche, in seguito come professore di geologia in quella stessa università che mi aveva accolto per meglio impostare il mio desiderio di sezionare e comprendere la Natura.
 
Siediti sopra un prato isolato, sotto un cielo stellato:
se sei scienziato… non vedi il Creato
.

La frase potrebbe riassumere una condizione che non ha valore assoluto, ma che rispecchia la posizione di buona parte degli uomini (e donne!) di scienza. Più indaghi i prodotti della Natura e più la verità dei fatti appare codificabile attraverso numeri ed equazioni. Più la investighi e più si dimostra esprimibile tramite azioni e reazioni, più diventa separabile in cause ed effetti, documentabili e ripetibili. Quanto sfugge a questa prassi è ritenuto semplicemente indimostrabile e dunque da rigettare come fantasia priva di credibilità. Dio dunque incarnerebbe questo requisito di “non credibilità”. 
Non per niente questa posizione è quella degli atei convinti. Convinti che tutto sia retto dal caso e che per caso ci troviamo proiettati, nostro malgrado, in questa strana combinazione di eventi che chiamiamo vita, destinata a spegnersi tanto rapidamente quanto, improvvisamente, si è, per ognuno di noi, accesa.
Grandi - e oserei dire sarcastiche e cattive - sono l’intransigenza e la condanna degli atei nei confronti dei credenti. E’ strana l’arroganza usata da chi non crede nei confronti di chi umilmente dimostra di credere o cerca con fatica di credere.
Dire ateo significa parlare di chi non mette nemmeno in discussione la pretesa assenza di Dio. E’ così, e ne sono certi. Più che certi. Il loro credo è tetragono, non scalfibile nella dichiarazione di valore assoluto. Non posso fare a meno di citare una frase di un ateo qualsiasi preso a caso da Internet: Chi crede di avere la Verità Assoluta può essere molto pericoloso (Giorgio Villella, ex segretario UAAR- Unione Atei e Agnostici Razionalisti). Sembra proprio stia parlando degli atei, depositari e proclamatori a oltranza della loro verità… invece, al contrario, fa riferimento ai credenti.
Peccato che sulla Terra tutti coloro che credono in Dio, almeno una volta abbiano dubitato della propria fede. Questo non accade agli atei, corazzati di una sicumera incrollabile che sfocia nel giulivo sarcasmo alla Odifreddi nei confronti di chi poveramente si lascia irretire dalla Chiesa e dai suoi proclami di salvezza. Forse, a ben vedere, è l’avversione alla Chiesa - fatta di persone umane - che alimenta l’ateismo. Ma, al di là di tutto, vi siete mai accorti come in ogni circostanza le persone di fede appaiano più serene e ‘luminose’ di chi si dichiara schierato dalla parte opposta? 

Copertina dell'opera di quattro scienziati, tra cui il cattolico (e carnico) prof. Venturini

 

Credere è uno spreco di intelligenza?
La Storia, fin dai tempi di Cristo, è piena di importanti o famosi atei che hanno “cambiato bandiera” diventando credenti, folgorati sulla via di Damasco. Sollecito, a questo proposito, una sola illuminante lettura inerente alle vicende della “Madonna delle Tre Fontane”, maturate nel dopoguerra romano. Al contrario, non ho mai sentito fatti che narrino ‘conversioni’ di famosi credenti verso l’ateismo.
Certo è che molti uomini (e donne!) di scienza vogliono le prove per credere. In mancanza di prove si sentono autorizzati a non credere. Sarebbe più giusto che, con intelligenza, si dichiarassero agnostici, ossia impossibilitati a prendere una posizione per mancanza di conoscenze. Invece no, la mancanza di prove finisce per costituire una prova. Questo non è un modo di procedere prettamente scientifico. Fa specie leggere la frase Credere è uno spreco di intelligenza, come affermato da tale Maria Turchetto (direttore de L’Ateo - con la A maiuscola, ndA). Nessun credente si sognerebbe mai di svillaneggiare un ateo e nemmeno di compatirlo. Questa è un’altra differenza che dà indirettamente la sostanza delle due opposte scelte di vita. Com’è vero che la bontà e il valore di ogni scelta si possono leggere attraverso i frutti che essa produce!
A chi parla di mancanza di prove, questa volta consiglio una lettura particolare, diventata famosa e scritta da un avvocato di Trieste che, in circostanze tragiche e imprecisate, perse un figlio ventenne che in seguito"ritrovò": Lino Sardos Albertini – “Esiste l’aldilà”. Inoltre, sono convinto che basterà avere pazienza e le prove cercate diventeranno - entro un secolo, forse meno - un fatto comunemente accettato e accertabile. Prevedo si parlerà allora anche di psicofonia e di scrittura automatica, meravigliandosi di quanto tempo sia occorso per sdoganarne la loro credibilità. Le stesse apparizioni mariane - disattese e ignorate da chi non vuole evidenze a sfavore del proprio ateismo - procedono da tempo nella direzione concreta dell’accumulo di prove congruenti con una realtà ultraterrena. A tal proposito, senza citare né Fatima né Lourdes, né tanto meno Medjugorie, voglio chiedere a chi mi legge di cercare notizie inerenti alla Madonna del Pilar e al suo evento prodigioso risalente al 1640, in terra spagnola (Saragoza), documentato con dovizia di perizie dai medici del tempo. Nonostante tutto, c’è chi, con malcelata ironia, pure in questi casi insinua dubbi, come accade anche per questo fatto miracoloso (senza riuscire però ad addurre prove nella direzione opposta!).
Sollecito anche una illuminante lettura inerente alle vicende della Madonna delle Tre Fontane, maturate nel dopoguerra romano. Sono convinto che letture e notizie come quelle sopra citate potranno forse coinvolgere positivamente qualcuno tra gli agnostici, ma certamente nemmeno scalfire la sicumera degli atei. Per loro, per gli uomini (e donne!) di scienza come me, ma - contrariamente al sottoscritto - convinti assertori del positivismo trionfante, propongo la seguente modesta metafora, con la quale concludo questo modesto contributo:

Il foglio incredulo
“Un foglio di carta sottilissimo stava appoggiato, piatto, sulla piatta superficie di un’ampia scrivania. Era immobile, capace solo di comunicare, di apprendere, ma non di vedere. Chiese notizie sul mondo alla scrivania che lo sorreggeva, e quella iniziò a parlare. Cominciò col narrare di sé, delle proprie quattro solide gambe di mogano, del suo capiente e profondo cassetto. Si dilungò nel descriverne il multiforme e ricco contenuto, dalle gomme più varie, ai calamai di vetro cilindrico modellato in sinuose forme, ai tamponi assorbenti dal manico in legno lavorato…
Poi, si accorse che il foglio non capiva. Era in grado soltanto di comprendere l’essenza della grande superficie piatta e scura di legno antico sul quale stava appoggiato. Il resto gli era perfettamente incomprensibile, per quanto inizialmente si fosse sforzato di ascoltare con attenzione quanto la scrivania gli andava raccontando. Non erano soltanto descrizioni difficili da capire, erano proprio impossibili da percepire. Impossibili perché l’esistere del foglio era basato su due dimensioni soltanto e quelle per lui erano le misure dell’intero mondo reale.
Non poteva nemmeno lontanamente comprendere il significato di “profondità”, o quello di “aggiungere una terza dimensione”. Il suo mondo tangibile, pratico e, in una sola parola, reale, era quello misurabile con le sole altezza e larghezza. Non è che rifiutasse la profondità, semplicemente il suo cervello bidimensionale non poteva comprenderne, nemmeno lontanamente, il significato. Per la scrivania, invece, misurare tutto anche attraverso l’uso della profondità era qualcosa di perfettamente logico e scontato.
Si fece avanti a quel punto un monaco scrivano. Era rimasto in disparte ad ascoltare i pensieri intercorsi tra i due, il foglio e la scrivania. Si assettò la tonaca sedendosi al tavolo di lavoro e aprendone il cassetto. Ne trasse una penna d’oca che intinse nel calamaio. Cominciò in silenzio a scrivere sul foglio un sintetico trattatello sulle tre dimensioni, sulla geometria solida, sull’effetto prospettico, con la certezza che a quel foglio la realtà delle cose, raccontata così, di lì a poco sarebbe divenuta chiarissima. Il foglio riceveva tutto quanto, ma senza capirci nulla. Quando infine fu pieno di tracce d’inchiostro, il pezzo di carta si stufò e con veemenza proclamò l’insensatezza di quelle righe bluastre prive di significato. Lo fece con forza e disprezzo verso il tentativo del monaco scrivano, proclamando la verità unica e certa del proprio mondo bidimensionale.
Il monaco, alla fine spazientito, ripose lentamente la penna nel cassetto, prese il foglio a due mani, ne fece una pallottola di carta e, con lancio sicuro e preciso, la inviò rapida verso il focolare che ardeva in fondo alla sala.

Mentre la pallottola di carta correva incontro al proprio destino il monaco scrivano si strinse nella tonaca, si alzò e si allontanò in direzione opposta, verso la porta che poi richiuse dietro di sé.
Se avesse potuto sentire i pensieri di quel foglio appallottolato che, sempre più luminoso, percorreva ormai la parte discendente della parabola verso il fuoco, sarebbe tornato indietro di corsa, emozionato e commosso.
“Ho capito, ho capito! Ora tutto mi è chiarissimo!” stava gridando col suo pensiero il foglio. Anzi, non più il foglio, ma quella tonda, tridimensionale pallottola di carta nella quale il monaco l’aveva forgiato un attimo prima di lanciarlo verso il focolare acceso”."

prof. Corrado Venturini
docente di Geologia
Università di Bologna

Il MISSUS che si canta a Timau

Mauro Unfer di Timau ha avuto l'ottima idea di registrare durante la novena del S. Natale 2011 (precisamente domenica 18 dicembre), il canto del MISSUS EST nella melodia in uso in questo paese di confine (in comune di Paluzza) di lingua germanofona. Occorre subito dire che questa melodia non è quella diffusa in tutto il Friuli e la Carnia (cioè quella famosissima del Candotti) ma è una tipica melodia che si rifà direttamente all'antico stile patriarchino che nei nostri paesi è comunemente indicata con l'appellativo "a la vecje" peraltro in auge ormai solo in pochissimi paesi, tra cui anche Cercivento. Per ascoltare e vedere questa singolare liturgia (sopravvissuta per secoli ed ora a forte rischio di estinzione) vai a questo indirizzo di "You tube":

Missus a Timau (You Tube video)

 


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